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Spazio per ballare dopo cena

 

 

Immagine | Camminando a York

Immagine | Camminando a York

 

 

Ti ho lasciato i fiammiferi vicino al piattino su cui mettevi le chiavi quando arrivavi a casa e poi ti stendevi sul divano ancora in cappotto d’inverno.
Descrivevi l’odore della neve con un fare serio e cinico. Non come tutti gli altri, che si inteneriscono ai primi fiocchi. Questo mi conquistò. 

 

La casa che avevo immaginato per noi aveva le finestre belle ampie e un mortaio in pietra e c’era spazio per ballare dopo cena.
Avevo pensato a tutto.
Anche a dove avremmo messo le riviste perché poi – ti conosco – la carta non avresti voluto né saputo buttarla così, come se nulla fosse stato.
Avevo pensato anche alle tazze, la disposizione e i vuoti per potertene regalare altre.

 

Un giorno ti ho chiesto di cosa è fatto un sogno e tu mi hai detto della consistenza di quando ti appoggi su me e io mi siedo. Della consistenza della sedia che ci regge entrambi.
L’ora migliore che conosco è efficace in termini di pensieri.

 

Ti ho lasciato qualcosa da mangiare.
Ho notato che alcuni visitano le città come turisti e non smettono mai di fare le cose per dire di averle fatte.
Per tutte le volte che ho atteso l’arrivo di qualche altra persona che non eri tu.

 

Roma la lascio sempre bellissima, non so come sia possibile e la ritrovo così anche quando la rabbia, lo spavento aumentano.
Alcune città hanno una tenerezza spessa, bella solida. Anche certe persone che nella vita per fortuna si incontrano. 
Ed hanno occhi che dentro ci vedi forze naturali. 

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Non siate timidi

 

 

Immagine | In Gubbio, Lunaria, Parco Ranghiasci

Immagine | In Gubbio, Lunaria, Parco Ranghiasci

 

 

Ho visto il nazista del giorno d’oggi, il nazista dell’amore ha una faccia da squalo dei numeri e di quotazioni in borsa.
Amano la gentilezza negli altri e quella forma di posso esserti utile detto senza sganciarsi dall’ego.
Hanno le intermittenze dei calcolatori mascherate da pause di uomini spirituali.

 

Sono rientrata nel recinto delle cose reali, ma reali davvero, con le scarpe in mano, la ghiaia sotto.  

 

Ti ho incontrato di nuovo ed in pieno stato di ubriachezza mentre io volevo essere solo dietro a un cespuglio a parlarti di statue e divinità e non dare importanza alle ombre.  

 

Parlava di tutto la donna tossica lasciata sul divanetto di fuori, mentre si consumava una solida pioggia nostrana, di quelle che danno un odore inimitabile ai boschi, alle foglie, agli insetti, alla terra. Mi dicevi che avevo tra le gambe l’odore buono della terra fertile.   
“Te lo avevo detto di guardarti dai nazisti dell’amore” hai detto con gli occhi ridendo.  

 

E’ passata una ballerina ad avvisarci dell’inutilità della timidezza, non siate timidi, ha detto, è tutto tempo perso.  

 

I neonazisti dell’amore ordiscono complotti e accattivano i mercuriali, i deboli al piacere, i liquidi alla promessa.  

 

Hai notato con amore che l’acqua delle fontane era calda e ci è venuta voglia di buttarci ma tu eri ancora ubriaco e ti spostavi spesso per abbracciare tutte le presenti.
Certi ritmi sono irresistibili ed hanno a che fare con l’essere bestie, questo mi piace. 
Spero che tutti siano introdotti all’architettura del cuore, se non tutti, quelli che vogliono salvarsi, pronti per la nuova era che non c’entra con pesci e acquari.
Alcuni amici mi sembrano come passato di marmo, è solo la coscienza che cambia.
Amore è ciò che rende sensata la magia del descrivere.  

 

E’ salita una musica andante stamane ed è andato a te un pensiero, a te, con i  rimasugli della notte precedente,  chissà con quale bel rossetto addosso, all’attaccatura ei capelli neri. 

 

 

Qualcuno a tavola oggi parlava del respiro delle cose e io ho sentito nascere dentro un’enorme voglia di uscire di casa e pensare al respiro delle cose solo guardandole, senza parlarne. Seduta su una poltroncina di stoffa rossa, stavo per addormentarmi, in pieno pomeriggio, davanti a certi accademici del cinema. 

Non vedevo che brasiliani andar di capoeira o di samba, mentre quello parlava della metafisica della morte e della plastificazione di un gesto e dell’indicibile oggettività di amore e morte. Non c’ho capito nulla. Ma si è parlato di tutto. 

 

Io con te vorrei parlare di tutto. O di niente, come si faceva un tempo.
Possiamo anche restare sulla soglia delle parole e avvicinarci piano finché non ridiamo. 

Qualcosa di te mi sfuggirà sempre, c’è sempre qualcosa che preferisce andarsene.  

 

E’ lo sviluppo interiore dell’anima ciò di cui si deve avere rispetto. 
In tasca avevo la chiave di una porta socchiusa. 
Farei le scale con il nuovo amante a testa bassa. 
Lo specchio non supplica. 
Mi ricordi che la vita somiglia alla vibrazione delle note. 
Possiamo anche restare sulla soglia delle parole e avvicinarci piano vicendevolmente alle labbra finché non ridiamo.  

 

Non è vero che abbiamo bisogno della fede. 
Non è vero che abbiamo bisogno dell’eterna attesa. 
Realizziamo qui la morte. 
Parliamo di Parkinson e paralisi paragonandole alle contrazioni del parto. 
Tutto si regola tra espansione e raccolta. 

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L’amante

 

 

Immagine | Somewhere in Frisco

Immagine | Somewhere in Frisco

 

Che non ti abbia a dire che sei da meno oppure che tu non debba domandare od osservare. 
Che ti tratti con libertà e quindi ti tratti affatto.
Che un giro di sguardi sia semplice e onesto.  

 

Non c’è niente di più bello di una carezza data come funzione nutriente di coscienza che vuole ampliarsi e diventare più penetrante. 
Non saprà nemmeno come si fa a ridere di te con cattiveria.

 

Ti porterà a bere un buon caffé in silenzio, e se non vorrai il caffé, saprà che saprai cosa fare.
Ad alcune donne, quando le noterà, saprà dispensare un sorriso solo se ce ne sarà il reale bisogno, ma è la tua mano che tornerà a cercare. 
La cercherà nel letto al mattino, quando un aereo lo avrà portato altrove, lontano. La cercherà durante un pasto consumato in solitudine. 
La cercherà anche quando l’avrà nella sua.

 

Augurerà alla stella di implodere solo dopo averti sentito parlare con passione di ciò che ti accende.
Saprà guardare dentro ai tuoi occhi molto a fondo, talmente tanto che ti acuirà la bellezza di starci, in questo mondo.

 

E potrai dire di aver conosciuto quello che in molti vanno cerando ogni istante.
Un amore. Un amante. 

 

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La mela di Eva

 

 

Immagine | Roma in un giorno quasi qualunque, quasi

Immagine | Roma in un giorno quasi qualunque, quasi

 

C’è da scuotere il corpo fino a un rintocco di sudore decente. 

Degli uomini che parlano tanto quanto anche tu parli, mi fido poco. Che poi fiducia vuol dire fare un pasto insieme bene forse.

 

Ho fatto un salto a metà e prima di elevarmi del tutto s’è vista questa nuvola viola sbiadito diventare una musa che soffiava nella testa di un poeta.
Ti guarderò come due musicisti si guardano con enorme intesa e balleremo musica brasiliana fino all’alba. Forse in Brasile troverò pure un piccolo lavoro, che ne so, sarebbe bello. E l’Egitto, come non visitarlo, una volta che scopri che ci hai vissuto, prima, qualche prima fa? 

 

La sensazione che ti ha preso gli occhi prima era come di impotenza rispetto alla vita, e comprendo. 
C’è una coppia che si ama molto e potresti imparare da loro. 
Hanno una certa abilità nel completarsi senza pensare che completarsi sia necessario o essenziale. 

 

Mentre il gatto si lava la luna cresce.  
La nuova pianta fa delle lacrime al mattino.  
Ti taglierò una mela prima della notte, la taglierò perfettamente. 
Su un piatto bianco vedrai gli spicchi. 

 

 

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