Il vecchio con la pancia rilassata dentro la camicia di tessuto ottimo inizia ogni telefonata con nomi vezzeggiati alquanto e quando passa per prendere il giornale dell’hotel, di quelli eleganti da leggersi con l’asta, quando passa per tutto il corridoio in arredamento modernissimo, ecco sembra sia padrone di ogni oggetto.
Finisce ogni frase con baci e abbracci, ha una suoneria alla moda e ogni tanto passa due dita sotto gli occhiali spessi, come dovessero disfarsi le palpebre al contatto delle sue dita tozze. Dice a qualcuno dall’altra parte del telefono, dice che la guerra va combattuta insieme, che se quello fa quella cosa si diventa tutti più forti, spiega che ancora ci crede, che non smette di crederci sino all’ultimo. Manovra fili di mondi che noi si toccano solo per accidente. Eppure ci regolano l’acqua, l’energia, la civiltà così come è disposta. Pensieri gli passano nella grossa calotta cranica ma vedi che li lascia passare.
E’ calmo, ma dice frasi di chi è sull’orlo del baratro. Ma è calmo, come chi la vita l’ha vissuta e ne è anche un po’ avvolto dal tedio. Spiega che è a Roma il giorno dopo, che qualche giorno si ferma, che poi però riparte, che deve sistemare delle cose. Delle femmine non guarda il seno ma le scarpe.
Quando qualcuno passando gli dice buongiorno, lui si alza, guarda e risponde lentamente buona giornata, come sapesse la durata delle ore a memoria. Come sapesse quanto tutto cambia in un attimo e come altre situazioni non si muovono per ere ed ere. Tossisce con noncuranza.

Distruggere è un minuto, le costruzioni sono complesse, ci vuole tempo. Ti abbraccio forte, ciao, ciao, ciao. 

 

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