Archivio per agosto 2012

Al punto esatto

 

Pic | Francesca Remorini

Pic | Francesca Remorini

 

Ti diranno che la vita è una lotta e te lo diranno forse quando per te sarà il momento esatto di sostare sull’essere con le mani tra le gambe, le mani a palmo contro palmo dentro alla gambe, strette dalle tue stesse cosce.
Ti diranno che si gira la testa in segno di educazione quando vedi gente ammassata alla stazione e a te proprio lì verrà di studiarli a fondo e bene.
Ti diranno che viaggiare costa ma non menzioneranno quanto più valore abbia imparare a farlo adattandosi.
Ti diranno che tutto è in lento declino ma tu starai studiando il movimento degli occhi di un anziano su uno scalino, un movimento magnetico e vivo.

 

Al punto esatto di nero che scompare quando la luna s’impiega, in quel punto lì che non è un punto ma una direzione, tu vienimi a cercare e dammi quel bacio che  sa lasciare senza fiato alcuno, non perché è dei sensi che noi abbiamo bisogno per forza, ma perché è dei tuoi che io vorrei occuparmi ora.

 

Al punto esatto di vuoto nello stomaco che non è un punto ma un serbatoio, in quel bacino di roba, tu mi ci stai mettendo la mano. La giri bene, articolando i polsi e andrà a finire che pescherai un numero di tombola. Finirà nel sogno di qualche dormiente che lo giocherà pensando di sollevarsi dalla crisi.

Al punto esatto che inumidisce le cose, incontriamoci lì, tu vieni con le tue linee, chissà mai che, intrecciate alle mie forme, non diventino spirali.

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Panciacentrandosi

 

Pic | Adriaan Garritsen

Pic | Adriaan Garritsen

 

Ecco, laddove tutti dicono Sarebbe bello, ecco che il tuo arrivare è già un aereo per una città con alte mura o maree.
Quell’inerzia dello stare degli animali tutta testa e basta, intenziocefali – panciacentrici nemmeno per sogno – questo non ti è mai appartenuto, non è nemmeno mai stato opportuno per le tue gambe lunghe e leggere e quella voglia, soprattutto, di divertire, stare nel momento, divertire anche gli dei.

 

Restare pure è scegliere.

 

C’è un modo di mangiare il frutto che si ama.
E vivere così, vivi come mangiandolo, tu, con quell’inclinare la testa e far andar via tutto il resto.

 

Ecco il tuo canticchiare e iniziare il giorno come fosse una ruota panoramica.
Trovare anche il momento per il silenzio, prendere con te il mio.

 

Davanti al mare un giorno, te lo chiederò di nuovo, come facesti tu tra tutti quei cuscini color oceano.
Me ne infischierò di uan qualsiasi risposta, ci sarà solo da stare lì e spezzarti il fiato.
Ci sarà da insegnare al granchio a sorridere, mentre lui ci spiega com’è camminare all’indietro e noi proveremo ad assestarci questa cosa ripensando la vita non solo in avanti.
Mangeremo tante banane e io per questo ti amerò infinitamente, per avere questo modo di sbucciare la vita tutta.

 

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Osteoimpalcatura

 

 

 

Anche presto di mattina si può navigare nel malessere o nel potere salvifico della musica.
Camminando si possono accogliere e abrogare idee senza nemmeno fare un referendum.

Anche presto di mattina tenere a mente le ossa che intanto ci abitano.
E’ un bell’esercizio.

Anche presto di mattina aprire luoghi non esplorati con la chiave della porta-ironia.

Alcuni gatti, se tendi la mano, ci ficcano la testolina sotto. Non per volere carezza. Per tenerla sotto. Tenerla nella calda conca del palmo.

Si dovrebbe voler fare lo stesso col mondo. Metterci le testolina e la curiosità.
Senza dimenticar le ossa.

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Tette e culi punk, russi e non (imparare da loro)

 

 Pussy Riot – Punk prayer 

 

Fimmine

Fimmine

 

Oggi, dall’inserto di D Donna di Repubblica, ho scoperto che Beyoncé teme le donne sole. Mi spiego meglio: le han chiesto “Di cosa hai paura?” e lei ha risposto: “Delle donne che non hanno amiche.” Le donne che non hanno amiche le fanno paura, perché ritiene che tra donne ci sia molto da imparare e scambiare e teme chi si nega questa possibilità.
L’ho trovato interessante, lo so, siamo nel pop, ma dal pop si può imparare.
In campo Beyoncé per la voce e per quella fiera cazzata di appartenere al genere femminile e usare il culo come si deve. 

 

Ma questa sua dichiarazione mi riporta a un ‘altra intervista che riporterei para para.
L’intervistata è Patricia Cornwell, scrittrice che ha creato quella figura ormai mitica che è Kay Scarpetta, tutta tagli a Y e coraggio fiero.
Maria Grazia Ligato su Io Donna del 21 gennaio 2012 le ha chiesto:

 

Festeggia con sua moglie?
Certo, ma non mi piace chiamarla moglie, mi sembra un termine che mette l’altro in una casella. 

 

Come vi siete conosciute?
Ero andata ad Harvard per delle ricerche e mi hanno consigliato di parlare con la dottoressa Staci Gruber. Mi sono accorta subito che era speciale.
E’ successo per caso, incontri qualcuno che non stavi cercando ed è un vero regalo.

 

Che cosa l’ha attratta in lei?
Staci è incredibilmente affascinante e brillante, ironica. Ed è veramente attenta a ciò che sei. Siamo circondati da gente che fa solo finta di conoscerci, manca la vera empatia. Con lei ho trovato le radici, un senso di stabilità mai provato prima.

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