Di te mi piace che non sbottoni pensieri superbi mentre uno parla. Tu ascolti, hai questa arte. E non ti fai progetti di parole da dire dopo. Tu ascolti. Hai questa arte.
Vedi…abbiamo fatto tanto per fare questo sorriso e ora tu mi dici che il sorriso è fratello del pianto e noi dobbiamo liberarci di entrambi per fare colazione serenamente mentre il mondo finisce, finirà per un’alluvione gigante, una lacrima gigante. La lacrima che Polifemo non ha pianto mai, la lacrima dei brutti, degli orfani, della gente divisa per un aereo o una cucina che vengono giù.
Nella foto che ti ritrae sul bordo del terrazzo hai uno sguardo tenue. Un Fai qualcosa che ti piace davvero detto con sincera stima e fiducia vagava nell’aria quella sera, si rivoltava mentre la sagra di paese andava coi suoi tumultuosi pettegolezzi di ragazze troppo giovani per rimanere incinta o muratori troppo extracomunitari per non esser trattati come bestie dal fattore.
Abbiamo osservato ballare a lungo una coppia di anziani. Ballavano vicini, come corde arrocciolate.
Quando, mentre toglievo le scarpe alte e scomode, mi hai chiesto: “Non vorrai mica ballare?”
Fischiettando un motivo di Coltrane, sono riuscita solo a usare le brillanti parole: “Andiamo al mare.”
“Il mare qui non c’è.”
“Quante ore di macchina ci vorranno?”
Hai fatto tre con le dita. Ma senza usare il pollice, tre con medio, anulare e indice. Un gesto tanto sensuale, troppo per una donna scalza.
Nessuna voglia di rimettersi al volante, sedevamo sulle sedie bianche sparse per tutto il piazzale, i vecchi continuavano a ballare, io allungavo i piedi come a far finta di toccare la riva. “E’ occupata?” ha chiesto qualcuno già volendo portar via deciso la sedia vuota al tuo fianco.
“…Tanto la sta già prendendo.” hai detto con una certa acidità elegante.
Poi mi hai parlato della tua vita in Spagna, di che provi quando nei film americani la gente riattacca la cornetta prima di congedarsi con un banale ciao. E mi hai fatto ridere di gusto, come se la risata fosse una fragola che esplode nel cuore e in bocca. Io ti ho detto che nessuno ci punirà mai e tu hai risposto con il tuo gesto nervoso della mano, quello che fai quando sei in tensione o a disagio.
I due vecchi, continuando a roteare come funi avvolte, spargevano odore di alluvione, quella lì, l’ultima, quella che affronteremo complici e sereni. Il loro abbraccio arrivava al mare come una eco che si spandeva di ruga in ruga.
Nessuno li avrebbe potuti fermare e nessuno mai li fermerà, sono ancora lì che ballano, di gusto, come un avocado quando hai fame di qualcosa che ti ripulisca da dentro.







