Archivio per maggio 2012

Grandi panze. (Punto).

 

 

Il caffé mi fa sudare, tutto mi fa sudare, i vermi nel barattolo mi fanno sudare, il muscolo zigomatico mi fa sudare.
Avevate appena mosso il corpo in un certo modo e subito avete lasciato risalire il bisogno di veleno ovvero zucchero e con una grossa brioche
vi siete catapultate nel posto più burroso di Londra, spaparanzate sulla poltrona, con la pelle olivastra e i capelli stupendi.
Mentre uno scrittore – ma con la faccia di un pianista – ha preso a guardare oltre i vetri, oltre i passanti, oltre gli organi, oltre gli edifici, oltre le ruote delle biciclette e i ristoranti indiani. 

 

Avevo come un senso di morte, quando ti incontrai all’inizio, oh vita.
Pare che crescendo le cose si rovescino. 

 

Sono fatte di carta straccia le promesse di chi è sempre sul punto di attaccare.
Si può essere morbidi e leggeri anche mentre tutto crolla, me lo ha insegnato bene un mago strano e alto. 

 

La piccola e bassa signora con la borsetta rossa che passa sulle strisce pedonali stringendo le chiappe somiglia alla donna frigida che non vorresti mai diventare.
Lungo il canale, passeggiando lungo il canale, si è incontrato un ubriaco che aveva tutte le risposte alle cose, qualsiasi cosa. 

 

E tu gli hai domandato, tra tutte le cose che si potevano chiedere, tu gli hai domandato proprio quella:
Il grasso addominale è davvero quello più pericoloso di tutti?

 

Lui ha detto, senza staccare gli occhi da terra, come una Pizia provata dei muscoli del collo, come un oracolo coi peli sotto alle ascelle:
Quello viscerale. Pericolosissimo.

 

Poi le nuvole si sono messe a suonare il piano con le loro lunghe dita che sono gocce di acqua e il vento ha fatto sbattere porte e rotto vetri.
Tu mi hai detto:
Non preoccuparti, la roccia è dentro alla pancia, la luce nel cuore.
Non preoccuparti. Continua a onorare i morti.

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Qualsiasi tipo di risposta non sarebbe stata ascoltata

 

 

Mentre aspettavo te è arrivata una donna africana però ormai tanto londinese che mi ha guardato come a dirmi: “L’architettura degli organi interni è sacra.”

Intanto, guerrieri sparsi per le scale e le taverne.

Mentre aspettavo te è successo che tutti si sono messi a scondinzolare con le schiene verso il basso, i menti verso l’asfalto, è arrivato un grande mago che per comodità diremo simile a quello di Oz e ha predetto il caldo nei paesi nordici e la pioggia a gocce forti sulle olive della Grecia.

Il bene che ti voglio è infinito e se anche il mondo – questo nostro come lo conosciamo – è alla frutta, ecco guarda che io di bene te ne vorrò anche da verme. Anche rivoltata come un calzino a spendere contrappassi più grandi della mente di Dante. 

 

Di bene te ne vorrò comunque, anche da verme. 

 

Te ne voglio mentre gli operai con la birra alla mano mi fanno ricordare che essere femmina è bello, te ne voglio mentre si intruglia la colazione, te ne voglio mentre ci si adopera per forme di salvataggio matriarcale e si putrefanno i soldi come pere lasciate in un sacchetto ad agosto sul prato, due pere che sbattono l’una contro l’altra frantumandosi, ammalloppandosi, inzuccherandosi a vicenda.

 

Il respiro delle cose può essere ampio.

Il fluire degli eventi può essere leggero.

La schiena è la mandibola.

Il gesto è la parola.

Lo slancio e la meditazione.

 

Per necessità, i sistemi nervosi degli uomini dovranno tornare a parlare con gli elementi tutti e le piante.

 

Togli, togli, togli.

 

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Ambra Senatore – “A posto”

 

 

La facilità con cui Ambra Senatore apre varchi domestici nelle sue coreografie è qualcosa di ancora interessante credo all’interno dello scenario danza in Italia. Se dovessi pensare a un paragone in poesia direi un che di Laura Pugno ed Elisa Biagini.

Quindi, per prima cosa andiamo a elencare un “Ehy” detto a nessuno, come un invito metafisico, come un accomodati detto senza rotelle che girano dentro al cranio. Poi ci dispieghiamo verso un mannaggia con le mani che si abbassano lungo il retto dell’addome e la pancia tutta, mannaggia. E subito correre via indietro, subito subito come la Bausch insegna.
“A posto”, si chiama lo spettacolo. Quando inizia ti annoi, vengono su di quei “ma è tutto così?”.

Dura un po’ questa sensazione e forse è davvero l’unica cosa a posto dello spettacolo, apre la strada a tutta una serie di fuori sinc irresistibili. Quindi ,l’ordine è causa e conseguenza del disordine? Quindi, armonia non si dà senza disarmonia? Quindi, quando è che non si azzecca? Quando è che si sta così bene diventa che incubo? Quanto ci mette una situazione a guastarsi e un dettaglio a boicottare e un’imprecisione a fermentare e farsi ammutinamento delle cose? Ambra Senatore mi ricorda quando ero piccola e pensavo che gli oggetti se la godessero in tanti modi, quando non osservati dagli umani. Mi ricorda un ops, un ah, un maddai che potrebbero essere coltivati come gesti casuali e bellissimi, forse bellissimi in quanto sempre casuali.

Quindi, se una distrazione la facciamo con rigore e consapevolezza, come fosse un gesto scritto, allora un passo di danza lo facciamo come se fosse nel mezzo del fluire del tutto e ce lo ricordiamo come una versare, sorseggiare, tratteggiare, ingoiare, masticare. Il bisbigliato è dire senza intenzione? Se bisbigliamo l’ordine lo possiamo fottere con l’ironia? Il tutto bene per forza crea aspettative e questo meccanismo si può mettere in uno spettacolo?

 

Alcuni momenti potrebbero essere fissati, alcune scene, come piccoli ritratti di una disfatta che si consuma sotto gli occhi degli spettatori fino a diventare un dejeuneur per zombies che resta nelle pupille. Dacci più parlato, la prossima volta, dacci dialogo, ché ci interessa sapere come si divincola l’espressione quando abbiamo tra le mani una coreografa che si dimentica di sé più facilmente di altri ed è dentro le cose che fa.

Intanto ci fa stare fuori sinc per un po’.
Ch’è sempre un bello stare.

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I bivi sono sacri

 

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

Molti insegnanti di tai chi parlano di denaro.
Molti non parlano che di denaro.
So bene che la palestra come insegnamento è un’entrata fluttuante, che l’Italia è sotto stress e ogni campo ne risente.
Ricordo che le ultime e-mail del caposcuola presso cui imparavo la forma Yang vertevano solamente sul denaro.

 

Torniamo quindi su come fare in modo che l’arte di una vita sia anche remunerativa e al contempo non sia strozzata, ghigliottinata nell’entusiasmo da necessità reali.
Si devono forse allora tenere più strade aperte, ancora non so, sto cercando di capire.

Molti insegnanti occidentali poi sparlano dell’intento da strozzini di quelli orientali. Ne ho sentiti molti di questi discorsi e sperimentati anche sulla pelle in America; se vuoi imparare, sborsa e molto pure. C’è poi una frammentazione di stili, intenzioni, scuole che fa gioco a tutto questo.
Per fortuna non c’è mai una sola via.

In una recente e mail scritta al mio grande amico chiropratico ed erborista Mark Jensen, gli andavo spiegando i punti cruciali per quel che riguarda il mio percorso ora:

- La sottile linea di confine tra un’arte che è marziale ma che è anche terapeutica.
In altri termini, ti insegno a batterti, ti insegno il confronto (dunque sai che potresti soccombere o accusare colpi), ma ti illustro anche come curarti, come dialogare coi tuoi organi interni.

 

- Studiare il movimento in senso anatomico puro ed energetico antico, con particolare attenzione all’orizzonte taoista.
In altre parole, se prendiamo a caso un esempio, il fegato, non è forse ora di iniziarlo a studiare per il grosso filtro che è ma anche come colui che governa attraverso gli occhi e ne determina la vitalità di luce, colui che guarda avanti mentre i Polmoni sono sede del Po, hanno maggiormente a che fare con la memoria.

 

- Unione ed esplorazione tra attività fisica “occidentale” e ginnastica sacra, che sia arte del combattimento come meditazione come qi gong.
Non quindi separazione tra energia e lato fisico, ma unione.
Corsa e meditazione, ché di per sé la corsa lo è.
Nuoto e forma, per lavorare diversamente con la gravità.
L’addominale sì ma consapevole.
Come e cosa proporre agli studenti.
Ora, su questo punto ultimamente sono in netta difficoltà, sto sperimentando sul mio stesso corpo.
Attività che vogliono un dimagrimento funzionale, esercizi di potenziamento e programmi di movimento e dieta che alzano il metabolismo basale, mi chiedo,  come si sposano con recenti esperimenti che rilevano livelli notevolmente bassi nel metabolismo basale dei maestri di qi gong bene addestrati, il cui consumo cerebrale di ossigeno è inferiore di circa il sedici per cento a quello dello stato di coscienza ordinaria e il livello metabolico di noradrenalina è intorno al 60% di quello di una persona non avvezza a regolare la mente e raggiungere lo stato di tranquillità.

 

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