Archivio per aprile 2012

Ho portato dell’incenso che è stato ignorato

 

Quando ci vuole

Quando ci vuole

 

Diamoci questa cosa che è lo stare al mondo rispettivamente poggiando su piedi diversi e avendo cura di muoverli come si crede.
Aspettando nel buio, possiamo parlare a una pianta, parlarle della luce fredda che abita l’aorta, certe volte.

 

Vestiti bene, vicino alla riva, andremo come due sagome diverse, ci vedranno lontano, due sagome diverse, sì, penseranno.
Trasudando serenità di essere lì e due colori anche, sembreremo. Le forme dei colori, se ne avessero.

 

Definitivamente verrà detto di cos’è che consta l’anima.
Di cosa gli occhi.
Di cosa gli alimenti, specie la carne.
La verità sulle tossine della carne, la verità sulla vitamina B12, la verità sul senso di quanto ci si sente persi, la verità sulla schiavitù non manifesta, la verità sulla lotta e la cura, l’energia e la fisicità, il corpo e quella clausula del perderlo a un certo punto.

 

Definitivamente stai con me mentre il mondo si svela e con esso le rotondità dei desideri.
Conteranno solo le mie tenerezze, aveva detto PPP.
Conteranno solo quelle e i gesti dal cuore, che forse poi sono la stessa cosa.

 

Con il corpo nel gesto dell’offerta potrai capire che amo degli esseri umani quel loro essere leggeri e ironici talvolta,
quel loro essere tanto raro che però li appaia per piccoli barlumi a divinità amorali, sopra la morale, senza assolutamente senza una morale.

Scriverò per te un testo e lo reciterai con le pupille, traccerò una coreografia e la mimerai con la voce.
A un certo punto torneremo a casa insieme e sarà bello perché parleremo degli elementi o forse non ne parleremo per niente, capendo che loro di noi non parlano, non sempre almeno.

 

Allora, ritirandoci a fiore di loto, vedremo cosa i suoni possono fare per noi e cosa noi per loro.
Un biunivoco sorriso e coricandoci spezzeremo una lancia in favore dell’espressione stessa spezzare una lancia.
Poi supini contro il pavimento, rendiamo grazie a tutti gli scrittori e ai fotografi, a tutti i pittori e i giardinieri, a tutti gli umani che restano anche animali.

 

Ci vuole

Ci vuole

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L’uniforme è la pelle

 

 

Per quanto mi riguarda, il Surya Namaskara può precedere tutto. 
Una cena, una pratica di Wuqinxi, una pratica di taiji, qualsiasi stile, una lezione di acquagym, un lavoro con la spada, un racconto, andare alle poste, scrivere un articolo.
Il nome sanscrito originale di questa pratica è Sashtanga Surya Namaskara e significa “Omaggio al Sole con gli otto punti del corpo”.
Esistono molte varianti, una delle quali è stato molto bello provare con l’amica insegnante di yoga Alice Frantellizzi in giardino. Sono abituata alla forma di saluto al sole praticata con Daniel Villasenor e le diversità sono immani, si può carpire molto da tutte. Questa varietà, riferita al taiji, un tempo mi faceva soffrire, perché avevo l’idea ognuno potesse inventarsi qualsiasi cosa.
Ora mi diverte, perché è vero che se uno mette piede in una scuola di taiji diversa da quella sempre frequentata pare si debba sempre ricominciare, ma arrivi anche subito all’essenza, se l’hai toccata almeno di tanto in tanto con una pratica costante personale e sincera.
I bija mantra sono anche parte essenziale della pratica, ma all’emissione ritmica e sonora mi avvicinai nel 2007 per poi sospendere e riprendere solo a dicembre scorso… 

 

L’ironia va anche nell’insegnamento. Così come Amici venuti a un seminario a Ostia al centro Feel! (Lezione tenuta con Alice Frantellizzi)mi hanno fatto notare che vale la pena di muoversi e parlare, spiegare e muoversi. Qualcosa cui non avevo mai fatto caso. Qualcosa cui mi aveva iniziato Naomi Milne ma che è difficile scavallare, c’è questo retaggio delle scuole che ho frequentato in Italia in cui nel momento della spiegazione il corpo scompare, ci si raduna tutti attorno al maestro. Invece è interessante questo suggerimento, lo sto esplorando.

 

Il corpo vuole il movimento in acqua, lo cerca come sospensione di gravità e giudizio.
La forma, dopo, appare, o meglio, diventa, non si ferma alla sola manifestazione, dicevo, diventa fluida.
Comunque c’è un cambiamento netto nell’esecuzione successiva al movimento in acqua.

 

Lo studio della riflessologia plantare fa tornare certi movimenti e coinvolge organi nel passo.
E ribadisce quello che mi capita di ripetere a volte a lezione: le mani devono diventare intelligenti come piedi.
Si crea la necessità di fornire un apaprato solido da fornire alle persone, che avrebbe potuto essere la Yang finora, ma ne ho visto i limiti, perlomeno per come viene insegnata qui.
La fluidità e l’anzianità dello stile (per quanto relativamente importante sia cosa precede cosa) riposa nella trasmissione del Chen oggi. Così mi è parso di vedere.
Incontrerai persone che al solo pronunciare Chen si irrigidiranno e diranno: “E’ una forma dura, violenta, si sta bassi, fa male.”
Mai giudizio fu più dettato da paura e non confronto.

Con una specie di felicità immane vado verso il Festival del Taiji a Belgioioso (illo tempore, quando andai la prima volta praticai con la spada insieme  al M° Orlando Francese e con il M° Yu Bo). Ora sarà un’occasione per ritrovare il M° Pace ed esplorare ancora Ba Men “Le otto forze del Taiji quan e le loro applicazioni” e allenare il Fa jing. Il tutto arricchito dalla praticare il Wuqinxi, mio argomenti di tesi, con la maestra Zhang Chun Li.

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L’ennesima sugli amanti

 

 

 

Gli amanti vanno insieme a scegliere il materasso, luogo notturno importantissimo.
Si citofonano anche se abitano insieme e al Chi è? si dicono molte cose, sempre diverse, cose che fanno salire la risata.
Poi fanno le scale di corsa e si fa l’amore già anche solo con le labbra, baciandosele sull’uscio.
Baciandosele forte come se la saliva svelasse profezie.

 

Gli amanti sono assassini degli oroscopi fatti a caso.
Il tempo scorre blando quando, parlando, si toccano le ginocchia.
Ti prenderò un giorno, ti prenderò come io nemmeno so ancora, le aveva detto portando il capo avanti a scatto sul ritmo di una canzone
(1979 – Smashing Pumpkins)

 

Andando a quattro zampe sul prato si era poi buttata a terra, lasciando il bacino contro l’erba, abbandonandolo proprio.
E si era chiesta se si può vantare o meno un senso di sconfitta verso i lirbi non letti.
Il pensiero, proseguendo il cammino incerto, le si era andato a infilare in una parola che non le riusciva di dire interamente da tempo.
Il vento freddo non avrebbe potuto consolarla fino all’arrivo della non prorio imminente estate.

 

Mio tesoro, potrai mettere tutte le maschere che vorrai ma io sempre saprò leggerti.
Seguirò in maniera esatta le curve della vita, non come tua o mia, ma della vita delle cose in generale.
E ti amerò così, amando tutto il resto in prima istanza, poi riportando gli occhi a questa grandiosa immagine che calza la tua persona, esce dai tuoi occhi, coincide coi tuoi arti, si muove quando gesticoli. Per intensità, la delicatezza sarà pari al furore, amandoti.

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Gli impegni della giornata

 

 

 

Avremo un posto nella dimora celeste dove potrai stare a lungo sotto le lenzuola color mare che si trasformeranno realmente in onde quando respireremo come si deve, rispettando le onde imperdibili che aprono il diaframma. Avremo un posto di grande cinema d’autore negli occhi.
Non ci saranno artisti concettuali o installazioni da poco. 

 

Si sta già fluendo in un altro andare. 

Ma molti non lo capiscono e  si curano con metodi nefasti.

 

Era importante ascoltare parole idonee prima di far l’amore.
La prese lui, avvinghiandosela addosso, poi le disse: “L’odore del sonno, quando viene.”
E la perse per sempre.

 

Non ci sarà bisogno di parole per ingannare l’attesa.
Tutti gli amici abiteranno in un palazzo.
Ci troveremo, come è d’uopo, per ballare electric swing poi cucinare tutti insieme.

 

Ho di nuovo visto “Copia conforme” (A.Kiarostami, 2010), per la, credo, seconda volta.
La prima fu in un cinemino romano da sola, in mezzo ad altre persone sole.
Ha sortito lo stesso effetto: Non ho pensato molto.

C’è da pensare di meno, quindi film del genere sono un miracolo.

 

Andiamo a prendere una tazza di qualcosa, amore mio.
Una tazzina piccola, sotto il cui piattino troveremo almeno un punto fermo.
Una verità cui appellarsi.
Cammineremo poi, finché il sole ci scorterà.

 

Autentici, ci affideremo a tutte le filosofie.
Originali, ci sbatteremo contro ogni teoria dell’evoluzione.

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