Diamoci questa cosa che è lo stare al mondo rispettivamente poggiando su piedi diversi e avendo cura di muoverli come si crede.
Aspettando nel buio, possiamo parlare a una pianta, parlarle della luce fredda che abita l’aorta, certe volte.
Vestiti bene, vicino alla riva, andremo come due sagome diverse, ci vedranno lontano, due sagome diverse, sì, penseranno.
Trasudando serenità di essere lì e due colori anche, sembreremo. Le forme dei colori, se ne avessero.
Definitivamente verrà detto di cos’è che consta l’anima.
Di cosa gli occhi.
Di cosa gli alimenti, specie la carne.
La verità sulle tossine della carne, la verità sulla vitamina B12, la verità sul senso di quanto ci si sente persi, la verità sulla schiavitù non manifesta, la verità sulla lotta e la cura, l’energia e la fisicità, il corpo e quella clausula del perderlo a un certo punto.
Definitivamente stai con me mentre il mondo si svela e con esso le rotondità dei desideri.
Conteranno solo le mie tenerezze, aveva detto PPP.
Conteranno solo quelle e i gesti dal cuore, che forse poi sono la stessa cosa.
Con il corpo nel gesto dell’offerta potrai capire che amo degli esseri umani quel loro essere leggeri e ironici talvolta,
quel loro essere tanto raro che però li appaia per piccoli barlumi a divinità amorali, sopra la morale, senza assolutamente senza una morale.
Scriverò per te un testo e lo reciterai con le pupille, traccerò una coreografia e la mimerai con la voce.
A un certo punto torneremo a casa insieme e sarà bello perché parleremo degli elementi o forse non ne parleremo per niente, capendo che loro di noi non parlano, non sempre almeno.
Allora, ritirandoci a fiore di loto, vedremo cosa i suoni possono fare per noi e cosa noi per loro.
Un biunivoco sorriso e coricandoci spezzeremo una lancia in favore dell’espressione stessa spezzare una lancia.
Poi supini contro il pavimento, rendiamo grazie a tutti gli scrittori e ai fotografi, a tutti i pittori e i giardinieri, a tutti gli umani che restano anche animali.





