Ekalix fa spazio al lavoro di una sapiente amica e scrittrice, Louise Allison.
Louise vive nel New Mexico, la sua casa è piena di storie, figli, fantasmi, animali e lei ha gli occhi che le brillano e questo modo di scrivere che ti colpisce punto.
Se ne frega di chi sei e di quanto a fondo un’immagine potrebbe impattare.
L’autobiografia non è vezzo espressivo. Non dice il dolore e ve lo spappola addosso.
Lei effettua consegne di immagini e realtà non smussate.
Lascia gli angoli spigolosi e la buccia marcia.

Lascia tutto e quindi dà tutto.

 

Intorno a una bozza di accostamento semantico all’italiano stesa dopo diversi confronti con Louise (processo ogni volta interessante, considerando che Louise non conosce nemmeno una parola in italiano. Le ho insegnato a dire “ciao”, “pelle e ossa” e “cioccolata”), Alessio Cappelli ha fatto il grosso del lavoro.
Si tratta di mio fratello, l’unico traduttore con cui davvero abbia sintonia, perché sente sfumature; l’unico con cui possa traghettare-trattare-giostrare anche cose mie. 

Spero godiate del risultato.
L’immagine è di NAParish.
Nel caso in cui vogliate scrivere direttamente all’autrice,
potete contattarmi in qualsiasi momento e provvederò a fornirvi il suo indirizzo di posta elettronica.
Nel caso in cui abbiate problemi con l’inglese e volete comunque recapitarle un messaggio, mi farò traghettatrice.

 

Immagine ! NAParish

Immagine ! NAParish


 

CALL OF THE WILD – Louise Allison

At 4 am the coyotes came by. Out of the stilness of the morning came their mournful and distressing cries. Their frenetic yelps pierce the early morning. I quickly scan my bed for Ruby, my beagle and Junior, my cat. I am hoping he is not out on early morning. I They have heard the coyotes as well. Both have their heads lifted in alertness. Both are here in bed and not out prowling.

 

I had listened for them all summer but this is the very first visit. I had begun to wonder if they were gone once and for all. Loss of habitat they call it, in humans, failure to thrive. He always flirted with danger.

 

And so begins their eerie chorus. Right in the heart of town it begins, right in my backyard! The arroyo that runs behind my house stretches from one end of town to the other in an east west direction. The coyotes exist on the edge of human habitation, just enough wilderness for them to survive in an urban setting.
The closeness of these wild, untamed beings both frightens and excites me.

 

Will these scrawny, nearly beaten creatures succumb to the ways of man or remain the creatures they have been for eons or perhaps just disappear?

He had this same wildness in him, never quite finding his place in this world of humans, drifting between conformity and the inability to conform. He walked the line, never crossing that oh so delicate line between two worlds.

Come grouse season, September first, he would rise early, make the two hour drive up to Hamilton Mesa and by dawn be ready for the first bird to appear.
By dusk he would return home with his grouse carefully and meticulously cleaned and placed in his bag that he carried slung over his shoulder.

Afterwards, I found his writings in his English notebook. Earlier that summer he’d made the decision to enroll at our local community college; trying once more to play by the rules. I guess it was too much for this rebel child of mine.

They say his eyes were open. I can imagine the fierce determination. “Fuck it”, he’d say.

When he was seven he tied a string around one wobbly tooth and the other end on the door knob.
I watched him as he wrestled with the idea; weighing the possible discomfort it might cause against the challenge he had set for himself.

The adrenaline must have been surging through his body as he squeezed the trigger of his precious Glock. They said it was a clean shot.

Today, Lucy and I dug a hole and wrapped the stiff body of the speckled hen in a Whole Foods paper bag and buried her.
This morning she was fine and now dead. “That’s what happens with chickens.” My friend Liz quoted her mother, “They just up and die and you never know why.” Liz said her mother would hypnotize chickens by starring them in the eye then point her index finger at it while slowly dropping her finger to the ground. The chicken would then drop to the ground and would stay until released by Liz’s mother.

I haven’t seen the coyotes in a while. I hope they return to the arroyo again. I need to hear their cries.

It’s always hard for things wild to fit into things not.

 

IL SELVAGGIO RICHIAMO – Louise Allison

Sono le 4 del mattino quando arrivano i coyotes.
 Fuori, nell’immobilità del mattino, emerge il loro lamento afflitto e lacerante. Il loro frenetico guaire perfora l’alba.
Mi sveglio di colpo. Con gli occhi cerco Ruby, il mio cane beagle, e Junior, il gatto.
Spero che non siano là fuori così presto al mattino.
Anche loro devono aver sentito il lamento dei coyotes.
Entrambi se ne stanno con le orecchie tese, all’erta. Ma sono qui, con me, nel letto, non si aggirano furtivi lontano da casa.

Altre volte durante l’estate avevo sentito i coyotes; ma adesso sono vicini, sono arrivati in città, questa è stata la loro prima vera visita.
Iniziavo a chiedermi se fossero veramente andati via.
La chiamano “perdita dell’habitat”… per gli esseri umani invece è “difficoltà di inserimento”.
A lui era sempre piaciuto flirtare con il pericolo.

Ecco che prende vita il loro richiamo disperato, eccolo.
Proviene proprio dal cuore della città, dietro al mio cortile, vicino al ruscello che scorre dietro casa e che unisce i versanti est e ovest della città.

I coyotes vivono ai bordi degli spazi civilizzati, giusto quel tanto di “selvaggio” che serve loro a sopravvivere in un contesto urbano. La vicinanza di queste creature indomite mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo.
E mi chiedo sempre se questi esseri pelle e ossa, sfiancati, soccomberanno all’uomo, manterranno l’indole che li abita da miliardi di anni o… semplicemente, forse, spariranno?

E lui, lui aveva dentro tutto il loro spirito selvaggio, non gli è mai riuscito di trovare pace tra gli umani, sempre in bilico tra il conformarsi alle regole e l’assoluta impossibilità di riuscirci. Ci provava a rigare dritto, a non oltreapassare quel confine così delicato dettato dalla normalità.
E’ arrivata la stagione della caccia, è il primo di settembre, lui si sarebbe svegliato presto, avrebbe guidato per due ore fino Hamilton Mesa per trovarsi pronto all’alba davanti al primo uccello che fosse comparso in cielo.

All’imbrunire sarebbe tornato a casa con la cacciagione opportunamente pulita e riposta nella sacca che portava a tracolla.
In seguito trovai degli scritti nel suo quaderno di inglese. Sempre durante quell’estate, aveva deciso di iscriversi al college della nostra comunità locale, provando ancora una volta a giocare secondo le regole. Immagino fosse troppo per questo mio bambino ribelle.
Dicevano che i suoi occhi fossero aperti. Posso solo immaginare la sua determinazione feroce. “Vaffanculo…” avrebbe detto senza problemi.
Quando aveva 7 anni si legò una cordicella attorno ad un dente traballante, fissando l’altra estremità al pomo della porta.
Lo osservavo mentre ci pensava, soppesando l’eventuale dolore che ciò avrebbe causato di fronte alla sfida che si era posto.

L’adrenalina deve essergli salita velocemente su per il corpo, nel momento in cui stava per premere il grilletto.

Dicono che sia stato un colpo netto.

 

Oggi Lucy ed io abbiamo scavato un buco e avvolto nella carta di Whole Foods il cadavere rigido di una gallina; poi l’abbiamo sotterrata.
Stamattina era a posto, ora è morta. “Questo è quello che accade con i polli…” la mia amica Liz riportando le parole di sua madre “…muoiono così all’improvviso e non sai neanche perché”. Liz diceva che sua madre riusciva ad ipnotizzare un pollo guardandolo fisso negli occhi, puntandogli contro l’indice e facendolo lentamente ricadere a terra. Il pollo sarebbe rimasto lì fermo fino a che la madre di Liz non lo avrebbe lasciato andare.

E’ da un po’ che non vedo coyotes… Spero ritorneranno ancora all’arroyo. Ho bisogno di ascoltare le loro urla.
E’ sempre difficile per il Selvaggio trovare posto in ciò che selvaggio non è.

 

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