Archivio per dicembre 2011

Meno meglio

 

 

 

 

In una scena soffusa di luce lunare
ho visto cosa accadrà
e cioè che il globo si dividerà in due, una metà non sarà più illuminata,
l’altra resterà rigogliosa, con acqua, luce e verde.

Ho detto “Che ne sarà dei miei amici dall’altra parte del mondo?”
Ma non c’è da preoccuparsi più,
la fine è un taglio a metà,
una scissione.

“Non c’è da preoccuparsi più”
hai detto ingollando caffé al mattino e guardando fuori con la faccia da lupo.
Ha chiamato tua sorella che combatte da sei anni un carcinoma,
ma a lei non hai detto lo stesso,
con lei hai recitato formule consolatorie.
Col suo corpo impazzito,
è più vicina alle sue cellule di quanto noi non saremo mai prossimi alla comprensione.

 

Onestamente, non si possono amare questi occhi blu selvaggio che chiedono ogni giorno sorprese.
Sorprese fino al massacro. Chi potrebbe amarli questi occhi?

 

Le suore della porta accanto hanno tanto spazio verde.
Pagano un bell’uomo robusto perché sistemi tutte le piantine.
Ho avuto con lui una discussione interessante sui fiori che si comprano per
scusarsi, amarsi, dirsi, lasciarsi, arricchirsi.
L’uomo vigoroso ha detto “Allora c’ha più senso tagliarsi le unghie e regalarle. Davvero.”
Era serio. Ha preso in mano la vanga e mi ha fatto un sorriso come la bella signora detta morte,
ma avevo solo tra le mani il silenzio mite di un grosso felino affamato, solo questo mi è riuscito di restituire.

 

 

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La nuda vida

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

Tornando aveva ribaltato tutta la stanza.
Tornando, aveva perso abitudini e prese di nuove.

 

C’era questo filosofo con attacchi epilettici che la andava a trovare spesso. Attraente e schivo, vestito sempre molto elegante.
“Passeggiata?” Le diceva, rotolando l’indice sotto il mento con imbarazzo. Perché le voleva molto bene.

“Siamo sociali e razionali ed emotivi e spirituali. Non è noioso?”
Lui le diceva: “Potrei annoiarti per ore con la differenza tra bios e zoe.”
Lei non lo aveva mai visto stare male ed era curiosa.

“Mi interessa di più a cosa si espone il tuo corpo quando hai gli attacchi epilettici. Sono come quelli d’asma?”
“Non so se è lo stesso. Comunque no, nessuna esposizione. Semmai, forse, mi mettono più tangente alla vita per quello che è.”
“La vita nuda?”
“Sì.”

 

Intanto altri esseri umani camminavano. Più veloci camminavano quando si era messo a piovere.
Quelli sulle panchine si erano invece alzati rapidi.
Tutti verso casa, sul fare del Natale.

 

“Possiamo restare qui?” gli aveva chiesto lei.
“Ma…piove.”
“No, non dico qui in questo posto. Dico qui come presenza di parole. Non perdiamo mai tempo a parlare di cose stupide. Restiamo sempre a questa altezza di senso.”
Lui, dopo una carezza, aveva trovato il coraggio di baciarla.
Lei aveva risposto con la punta della lingua. Almeno all’inizio. Solo per non farsi scoppiare il cuore d’emozione così, subito.

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Non restiamo qui in periferia amore mio

 

Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen

 

Lei è quella che ha il bar, ma forse glielo tolgono.
Una signorina carina coi denti un po’ scuri, forse la droga in passato.
Però una signorina rimessa a posto, dopo che ha avuto una figlia.
Una figlietta con cui gira sempre, tutte e due con le gambette fine fine sulle strisce pedonali, davanti al cinema o al portone della sarta.

Lui sorride sempre quando le vede passare, ma non sorride in generale, sorride proprio guardandole, sorride nella loro direzione.

 

Oggi, nel mezzo di una mattina d’inverno, l’ha fermata tra il fioraio e il ristorante di cucina tipica, ha trovato il coraggio di dirle:
“Ci facciamo una foto?”

“Ma come una foto?”
“Sì, sto per partire. E voglio un ricordo di questo quartiere.”
“Dov’è che vai?”
Con quel sorriso brillante le ha detto: “Nel tuo cuore, mi ci tuffo proprio. Posso?”


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Ildegarda di Bingen, illuminaci ancora

 

Abbiamo chiesto a Teresa Lucente di farsi impossessare da Ildegarda di Bingen (Bermersheim vor der Höhe, 1098 – Bingen, 17 novembre 1179) il tempo necessario per realizzare un’intervista essenziale e porre alla mistica domande delle cui risposte abbiamo bisogno e sete.

 

 

D’altra parte, chi meglio della Lucente, che ha alle spalle, come antropologa, una lunga frequentazione con il pensiero ildegardiano e, più in generale, con il pensiero e la scrittura delle donne nella storia, avrebbe potuto prestare voce e corpo alla mistica?

 

Le foto visionarie sono di Martina Cristofani.
Una che riproduce suoni quando scatta. Odori, pure.


 

- In cosa ti sentivi lontana dalla dimensione scolastica e filosofica dei tuoi contemporanei?

In realtà non è questione di distanza, è semplicemente che io mi muovevo su un piano diverso dal loro. Inseguivamo la stessa verità ma in modo diverso, guardando in direzioni opposte. Loro guardavano all’esterno, al mondo, alla realtà in cui si sentivano immersi; e lo facevano con gli occhi della mente, cercando gli effetti di un pensiero che non si contraddice e può, in ogni momento dar prova di se stesso. Per me, invece, si è sempre trattato di guardare dentro, oltre, nell’ombra, alla ricerca di segni che dicessero l’essenza delle cose. Si trattava di essere immersa nel mio corpo e, per suo tramite, di accogliere il mondo e dio.

 

Foto | Martina Cristofani

Foto | Martina Cristofani

 

- Avevi visioni. Parliamone. Come ti si presentavano? Solo nella dimensione onirica o si affacciavano anche alla luce del giorno, mentre eri impegnata in altre azioni?

È difficile da spiegare. Tutto nella mia vita era visione. Non è esatto dire che “avevo visioni”, ecco forse sarebbe meglio dire che non ho mai avuto altro modo di conoscere se non la visione così come non sono mai stata altro che un vaso che raccoglie le immagini che si producono nelle sue viscere.

 

- Nella testa dei poeti soffiano le muse. Come chiameresti l’entità che soffiavana nella tua? Dio?

Dio. E perciò anche caritas, pace, umiltà. Amore che ha bisogno che l’uomo lo ami. E libertà, perché l’amore non può che essere una scelta libera e volontaria. E lo chiamerei Sapienza perché non si può scegliere ciò che non si conosce.

 

- Non so se c’è ancora nel 2011 un’arcana sapienza che abita gli uomini. Credi sia qualcosa che non può scomparire o cessare?

L’arcana sapienza di cui tu parli io la chiamo Desiderio. De-siderio, essere privati delle stelle. Il desiderio di ritornare alle stelle è il motore che muove gli esseri umani in quanto umani, e non potrà mai spegnersi. Potrete coprirlo con tutti i rumori del mondo ma continuerà sempre a parlare all’orecchio attento.

 

 

Foto | Martina Cristofani

Foto | Martina Cristofani

 

 

- Sei stata la prima donna musicista della storia cristiana. Che c’entra la musica con Dio?

C’è un’armonia che muove il cosmo e lo tiene in vita. La stessa armonia che risuona nella natura e negli uomini. Ed è la stesa armonia con cui gli angeli incessantemente lodano dio. E al coro degli angeli la mia voce si unisce nel canto.

 

 

- In “Herbora sempliciorum”, Ildegarda di Bingen illustri le erbe coltivate nei monasteri e da cui vengono tratti i rimedi.
In che rapporto stanno le piante e gli esseri umani?

Omnia unum est. Prendo in prestito le parole del mio amico Ermete per rispondere a questa domanda.
Nel cosmo tutto è in corrispondenza con tutto e il centro di questa corrispondenza è l’uomo.

 

 

 

Foto | Martina Cristofani

Foto | Martina Cristofani

 

 

- Ascolta qui, questo è J. S. Bach, Cantata “Gleichwie der regen und Schnee” BWV 018, Sinfonia 1. La sua musica viene spesso apostrofata come la musica divina per antonomasia, un’architettura perfetta fatta di volute e geometrie impeccabili, che si moltiplicano, si amplificano, si riducono, si sublimano.
Che ne pensi?

Ho ascoltato commossa. Ma forse tu non consideri che io sono solo una paupercula et foeminea forma, tutto quello che so l’apprendo in visione. E anche la musica, non sono io a crearla ma è la voce dal cielo che me la ispira. E la Voce non mi ha ancora parlato di Bach.

 

 

– Va bene, devo informarti che per qualsiasi studente di filosofia, il corso incentrato sulla scolastica è di solito una tortura.
Poi, l’idea collettiva di Dio oggi non è messa tanto bene. Se solo questi studenti sapessero che il medioevo è stato abitato da una donna come te. Cosa senti di voler dire loro per appassionarli all’epoca che ti ha visto creare, scrivere.

Erano giorni di grande fermento. Intorno a noi tutto cambiava. Cominciavano a circolare i primi testi, così potevamo leggere in silenzio e in solitudine fuggendo dalle cantilene collettive a cui eravamo costretti prima dalla lettura ad alta voce. Finalmente potevamo pensare e scrivere e ci siamo accorti che tutt’intorno c’era un mondo che avevamo voglia di dire spostando dio dal centro dei nostri discorsi e mettendoci l’uomo. E finalmente si potevano usare più colori, finalmente il blu… Riuscite ad immaginare un mondo senza blu?

Quello che siete oggi lo dovete a noi, anche solo il poter parlare di voi stessi come “io”. E poi proprio perché fate così fatica a parlare di dio forse scoprirne un’idea diversa può esservi d’aiuto.

 

 

- Cos’è l’anima secondo te? E il corpo ne è davvero la prigione?

Questa è una domanda difficile, ci servirebbe molto tempo per parlarne ma cercherò un modo sintetico per descriverti il mio sentire sul copro e l’anima.
L’essere umano è un essere ancipite; divino per l’anima immortale che lo anima e lo lega a dio, e umano per il corpo, materia che lo unisce alla materia. L’anima abita e guida il corpo. Il corpo agisce abitando questo mondo e costruendone la storia.
Il corpo è indispensabile all’anima perché essa possa scegliere dio, esso è ciò che pone gli esseri umani al di sopra degli angeli perché attraverso di lui si compie in verità la salvezza dell’anima e la sua libertà.

 

 

Foto | Martina Cristofani

Foto | Martina Cristofani

 

 

- Chi è stato Bernardo di Chiaravalle per te?

Bernardo è per me un amico, un maestro, un consigliere; ma, soprattutto, è a lui che devo la mia pubblica rinascita. È per sua intercessione che il papa ha letto i miei scritti e mi ha consacrata al mondo come profeta. Senza Bernardo, forse, oggi non saremo qui a parlare.

 

 

- Il tuo nome di battesimo letteralmente significa “colei che è audace in battaglia”. Le italiane sono le più laureate del mondo, studiano di più e guadagnano di meno e quando si trovano in posizioni di rilievo alcune subiscono o credono di dover necessariamente adattarsi a un modello di gestione del potere basato su un concetto distorto di mascolinità. Il 13 febbraio 2011 donne, lavoratrici, studentesse, stagiste sfruttate, future mamme, insieme a papà, genitori, bimbi, cani, conviventi, fratelli, compagni, amici hanno portato un numero immenso di persone in tutte le piazze di Italia con il movimento Se non ora quando. Cosa vuol dire essere donna secondo te? Cosa diresti a tutti coloro che vogliono fare dell’Italia un paese che si anche per le donne.

Donne e uomini si muovono su piani diversi. Piani che sono sullo stesso livello ma sono diversi. Le donne dovrebbero capire che non si tratta  di essere uguali agli uomini, di saper fare le cose che fanno e nel modo in cui le fanno gli uomini.
Dovrebbero imparare a coltivare la differenza femminile, che è fatta di autorevolezza piuttosto che di autorità, di condivisione e solidarietà piuttosto che di proprietà privata e individualismo, di relazione piuttosto che di prevaricazione e oppressione. Il modello maschile ha ormai mostrato dovunque il suo fallimento, sarebbe necessario che le donne avessero lo spazio per prendersi cura del mondo e occuparsi attivamente nella vita pubblica, per raddrizzare quello che stoltamente è stato fino a qui sciupato.

 

 

- Dopo la tua morte è stato avviato un processo di canonizzazione mai concluso. Te ne frega qualcosa?

No, direi proprio di no. Forse mi piacerebbe trovare più spesso il mio nome nei libri, avere più tempo di parlare con giovani curiosi e intelligenti, questo sì. E mi dispiace un po’ per tutte le ore che quei monaci hanno passato nello scriptorium per compilare le mie opere in edizioni consone alla circostanza. Però quando poi penso che proprio da quelle fatiche è venuto fuori il meraviglioso manoscritto miniato che ancora oggi si può ammirare nella Biblioteca Statale di Lucca, allora mi dico che ne è valsa la pena e va bene anche così.


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