Quando ho guardato negli occhi di un amico mi ha chiesto di pregare per mio padre.
Allora, fissando un punto fuori dalla finestra e respirando profondamente, ho pensato che prima di cenare un vino rosso ci sarebbe stato molto bene.
Volano via misteri quando il sole scende in questa terra e si vanno a incamminare verso l’alba. Sono misteri e creature strane che parlano coi coyotes.
Quando il dolore è grande fa come il sole dietro alle montagne, crea lacrime che dal retro degli occhi arrivano lucide ai bordi delle palpebre.
Vorrei che la bellezza fosse una sorta di gesto, che puoi farlo quando ti pare e tornarci quando vuoi.
Vorrei che prima di capire se la guerra è giusta tu ricordassi cosa ti hanno fatto le liti delle persone intorno mentre crescevi, e poi tornare a dire qualcosa sulla guerra in generale, eventualmente.
Hai fatto un grandissimo casino alzandoti stanotte, fantasma.
Hai fatto un grandissimo rumore. Hai svegliato i corvi.
Hai guardato nei miei calzini per vedere se c’eran dentro vedove nere.
Hai parlato alle piante che lavorano sugli alveoli polmonari.
Poi sei tornato a stenderti vicino a me, a parlare lingue che non conosco.
Ho provato a dirti che ero stanca, che sto lavorando duro per poter fare tra un po’ quel che voglio fare della mia vita, che mi spacco la schiena, che il mio tempo arriverà, ma non c’è stato verso.
Hai detto: “Sei ancora inquieta, non è il momento.”
Ed è vero, ma lo sarò sempre un poco.
Hai detto di usare questa inquietudine e trasformarla.
“In cosa?”
“Questo io non lo so, dimentichi che non vivo tra voi umani.”
(Santa Fe, 22 ottobre 2011)





