Lo stregone ha piedi lunghi e leggeri, mani grandi e armoniche, ginocchia raffinate e robuste,
faccia lunga e molti capelli ancora in testa, lunghi, bianchi e grigi ma con un filo biondo.

Somiglia a Cristo e a un cervo. Somiglia a un albero e a un pianoforte a coda.

I suoi due cani sono belli in modo allarmante,
nel pelo portano pozioni magiche e non si interessano molto delle carezze degli umani.

Lungo il viaggio, lo stregone tocca il ginocchio della fanciulla tre volte, come tre rintocchi, come il gallo che canta, come la perfezione.
La natura convoglia il carro di legno dentro cui i due e i cani viaggiano.

La fanciulla ha un segreto. Si pietrifica al suono di certe parole. Una di queste è “morte”. Un’altra è  “terra”, un’altra è “cuore”.

Quando un umano le nomina, lei si pietrifica e può stare senza respirare per ore. Ma di questo gli umani non se ne accorgono.
Continuano a parlarle, a sproloquiare.
Lo stregone ha scoperto il segreto e vuole toglierle un’immobilità così pesante.
“A me non pesa.” Stizzita.

Lo stregone non dice niente, ride. Si tocca un orecchio, con le stesse dita va sul diaframma della piccola e ci disegna un sorriso.
Rotea la mano in aria e scherza con i moscerini. Poi prende a parlare lingue sconosciute, mentre gli occhi gli si infuocano.

A raffica dice che la morte è cugina di sonno, che il cuore è la città che senti tua e che la terra non si cura di chi la distrugge, si cura solo del suo caos.

La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.

La morte è cugina di sonno, il cuore è dove è il tuo, la terra obbedisce al suo caos.
E tu sei tutte queste meraviglie insieme.

La ragazza è ferma, immobile, scendono solo due lacrime come quelle di qualcuno che taglia la cipolla.
La ragazza è pietrificata.Stavolta, seriamente. Non è come le altre volte, che si riprende. Adesso le parole sono state pronunciate e ripetute tutte insieme.
Adesso come si fa?

Lo stregone ride, invasato.
Torna serio.
Si stacca un capello biondo.
Soffia sul polso della ragazza pietrificata.
Si apre un foro da cui si vedono le vene.
Ci mette dentro il capello biondo, con maestria e arte di mani.
Lo ficca dentro come si fa con il filo nel buchino dell’ago.
Il capello, da dentro il corpo, va a formare un’altra corda vocale.

Si innesta nella strettoia che, vibrando, permette modulazione dell’aria.
Lunghezza e tensione del capello daranno alla ragazza una voce straordinaria.
Per via di questa corda lunga, come le corde vocali dell’uomo, avrà voce bassa. Per via di questa corda grossa, potrà parlare come un trombone.
Il capello renderà la sua voce modulabile come l’ancia di un clarinetto.

La ragazza, quando il capello si innesta, riprende a muoversi, molto lentamente.
Lo stregone: “Ora vai nel mondo e, con la voce che hai, spargi una sola parola tra gli uomini.”

“Quale?”


“Curiosità.”


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