Archivio per luglio 2011

Il corpo spirituale del poeta

 

 

Ancora oggi Guido Cavalcanti è in grado di far vibrare e insegna come vibrare alle anime disposte all’amore.
Oggi sono stata sfidata a una slamming poetry da alcuni nativi e ho tirato fuori Cavalcanti.
Un po’ perché una persona speciale mi ha regalato “Lezioni americane” di Italo Calvino
(nella prima delle lezioni, quella sulla Leggerezza, Calvino dedica molte pagine al poeta),
un po’ perché per Cavalcanti il mio cuore ha sempre battuto fortissimo.

Complice del mio invaghimento che ancor dura, Lorenzo il Magnifico, che lo descriveva così nelle Opere: [..] come del corpo fu bello e leggiadro, come di sangue gentilissimo, così ne’ suoi scritti non so che più degli altri bello, gentile e peregrino rassembra, e nelle invenzioni acutissimo, magnifico, ammirabile.”

Con Cavalcanti siamo in un terreno che ci riguarda tutti.
L’insoluto volere, ma un volere il cui risolversi annienta.
Vale per quando si desidera fortissimamente si desidera.
Poi il dolore pervade, diventa una cosa che sfocia nel sangue, nel corpo.
Per questo Cavalcanti è già olistico spinto.
Non c’è differenza tra il copro mortificato e la spinta interiore.
Ma quel dolore lì diventa strumento di vita.
Per questo Cavalcanti stava già molto dentro all’arte del rovesciamento, taoista, se vogliamo.

Pareva il caso allora, subito sotto a questa sfilata esegetica sulla storia di un amore, pareva proprio il caso di tornare su questa canzone.

 

L’esistenza qui è una specie di campo di battaglia.
Da questo luogo fuggono via le virtù.
Perché? Abbattute, azzerate, invalidate dall’amata, che in quel campo di battaglia si è presentata in tutto il suo splendore.

Non c’è tregua, non c’è riposo e questo sconvolgimento passa tutto “per”, ovvero ha come veicolo, gli occhi di lei.
L’io-poeta è anche l’io-amante e l’io-amante è un involucro di spiritelli e questi spiritelli rispondono al piacere, e se la danno a gambe, perché lei è un turbine, è un tornado. Travolge e sazia, nutre e accattiva, sconvolge e vitalizza.

La consolazione sta nel dar di rima, nella scrittura.
Anzi la canzone diventa contenuto del lamento e destinataria al contempo.
Alla canzone il poeta si rivolge, a lei affida il compito di guidare gli spiriti fino alla donna, quegli stessi spiriti che erano venuti in difesa, ma che poi sono fuggiti impauriti.

 

Con un invito a perdersi e scomporsi nell’amore,
eccole qui le rime, che ve passino’l core.

 

Io non pensava che lo cor giammai, IX

Io non pensava che lo cor giammai
avesse di sospir’ tormento tanto,
che dell’anima mia nascesse pianto
mostrando per lo viso agli occhi morte.
Non sentìo pace né riposo alquanto
poscia ch’Amore e madonna trovai,
lo qual mi disse: “Tu non camperai,
ché troppo è lo valor di costei forte”.
La mia virtù si partìo sconsolata
poi che lassò lo core
a la battaglia ove madonna è stata:
la qual degli occhi suoi venne a ferire
in tal guisa, ch’Amore
ruppe tutti miei spiriti a fuggire.
Di questa donna non si può contare:
ché di tante bellezze adorna vène,
che mente di qua giù no la sostene
sì che la veggia lo ‘ntelletto nostro.
Tant’ è gentil che, quand’ eo penso bene,
l’anima sento per lo cor tremare,
sì come quella che non pò durare
davanti al gran valor ch’è i·llei dimostro.
Per gli occhi fere la sua claritate,
sì che quale mi vede
dice: “Non guardi tu questa pietate
ch’è posta invece di persona morta
per dimandar merzede?”
E non si n’è madonna ancor accorta!
Quando ‘l pensier mi vèn ch’i’ voglia dire
a gentil core de la sua vertute,
i’ trovo me di sì poca salute,
ch’i’ non ardisco di star nel pensero.
Amor, c’ha le bellezze sue vedute,
mi sbigottisce sì, che sofferire
non può lo cor sentendola venire,
ché sospirando dice: “Io ti dispero
però che trasse del su’ dolce riso
una saetta aguta,
c’ha passato ‘l tuo core e ‘l mio diviso.
Tu sai, quando venisti, ch’io ti dissi,
poi che l’avéi veduta,
per forza convenia che tu morissi”.
Canzon, tu sai che de’ libri d’Amore
io t’asemplai quando madonna vidi:
ora ti piaccia ch’io di te mi fidi
e vadi’n guis’ a lei, ch’ella t’ascolti;
e prego umilemente a lei tu guidi
li spiriti fuggiti del mio core,
che per soverchio de lo su’ valore
eran distrutti, se non fosser vòlti,
e vanno soli, senza compagnia,
e son pien’ di paura.
Però li mena per fidata via
e poi le di’, quando le se’ presente:
“Questi sono in figura
d’un che si more sbigottitamente”.

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Gli amanti sono leggeri

 

Pic | Adriaan Garritsen

Pic | Adriaan Garritsen

 

C’è un momento su Cerillos Road in cui tutte le sbarre, abbassandosi, chiudono il passaggio alle auto. E le auto qui sono come puttane mai stanche di battere. C’è, se colto alla sera, questo luccicante stop seguito come da un suono di luna park lunare che atterra.
Le nubi sono molto vicine alla testa, potresti leccarle con la punta della lingua.

 

E i momenti del mondo, se anche fossero destinati a finire alla svelta, se anche fosse, cosa importa alla roccia che sfreccia, al coniglio che ammicca, al nostro amore che è stato immenso. Ha avuto gli occhi dei mici, la tempra dei lupi, la santità di Moana Pozzi, la veglia degli alberi, la bontà del mirtillo messo in bocca e poi il bacio a benedirlo. Ha avuto talmente tanto rosso che la terra del Canyon è pallida al confronto.

 

Camminando ancora gli umani non vedranno che cancelli con altri dietro a dire Venite, noi abbiamo smesso di far male all’energia che ci nutre. Sarà tutto forte e giallo. Coltiviamo intanto medianiche forme di io e morte, tu e vita.

 

Ave o sole pieno di grazie, quelle in cui ci accogli ogni mattino.
Quando smetterai, ce ne accorgeremo e gli amanti presto calzeranno piedi alati di Mercurio per trovarsi nel letto quest’ultima volta.

Arrivare mi sentirai leggera.

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Un’onda in collo

 

Santa Fe Farmer Market

Santa Fe Farmer Market

 

La grande onda era saldata al collo del signore.

Tutti si chiedevano com’era potuto mai accadere che un’onda si fosse attaccata al collo di qualcuno.
Non c’era grande spiegazione scientifica. I fisici si erano arresi e i biologi marini pure. Però, ecco, quest’uomo aveva un’onda attaccata al collo.

“Cosa ci farà mai con un’onda in collo?” tutti si chiedevano. Si sprecavano commenti su un mal di testa ridondante che di sicuro il signore doveva avere.

Invece, lui andava in giro per la città tranquillo, con la sua onda intorno al collo, come un volpino sgozzato di cui si prende il pelo per scaldarsi d’inverno.
L’onda saliva in base alle emozioni del signore. Quando si sentiva isolato dagli altri e non gli riusciva di prendere parte al gioco dell’umanità, ecco che una grande risacca si affacciava tra lobo e lobo. Avendo il mare anatomicamente addosso, e il mare, si sa, è l’elemento tra quelli da cui gli esseri umani dovrebbero trarre maggiore ispirazione, ecco, avendo il mare intorno al collo, l’assorbimento implica espansione e così l’uomo ritrovava sempre un suo profondo equilibrio; anche dopo la risacca, infatti, si affacciava un’onda forte, bella, limpida.

L’uomo con l’onda sul collo, quando si irritava, faceva andare in alto e in basso tutto quel blu e sembrava non dovesse mai venire meno questa irruzione cromatica e fresca, tanto che, chi gli stava vicino, veniva spruzzato in ogni lato.

Ma quando si innamorava o quando vedeva un cucciolo di umano, questo signore, ecco, creava un suono particolare, un suono inimitabile. Il suono delmare.

La luna sorridendo se lo porterà via un giorno, perché gli esseri umani finiscono questo viaggio tutti, anche quelli con le onde in collo.
Ma per lei sarà come ingoiare un po’ di tutta quella marea che la corteggia dall’eternità.
Sputerà le ossa del signore e si diletterà nella sua menzogna, perché tutti sanno che la luna, quando cresce, ha la forma di una D, come se Decrescesse, e invece. Lo stesso vale per il senso opposto della bugia.

Se solo le bugie umane fossero nobili una porzione rispetto a quella lunare, quanta poca voglia di andarcene dal mondo come lo conosciamo si avrebbe.

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Collegamento cielo-terra

 

Loretto Chapel (Santa Fe - NM) | Pic_Afnos

Loretto Chapel (Santa Fe - NM) | Pic_Afnos

 

Volendosi sganciare dalle forme e dalle suddivisioni tra discipline che noi abbiamo creato, cerchiamo i punti che sono fedeli non tanto a questa o quella scuola, ma al cosmo stesso. Un’asana di bilanciamento ha un suo centro nella tensione piacevole e protettiva che deriva dal sentirsi presi per i capelli dal cielo e radicati in modo incandescente alla terra. Se prendiamo una qualsiasi spinta delle arti marziali abbiamo l’efficacia nella stesso fiumiciattolo energetico che entra da sotto nei piedi e  sale su per tutti meridiani, vorticosamente incontra il dantien e abbraccia i due polmoni, ricrea piccole spirali nelle braccia, penetra su nella testa, arriva oltre.

 

Non ho ancora capito se siamo su questa terra per imparare a diffidare o imparare ad affidarsi, forse entrambe le cose perché entrambe le cose sono alla fine una sola. Però, ecco, diffiderei abbastanza di coloro che usano gli schemi per salvarsi (salvarsi da cosa? da che?) o per tenere su sistemi strutturati basati sul soldo. Per questo forse un insegnamento degno deve passare anche attraverso altri lavori per la sussistenza, lavori che siano consoni e che non scindano l’insegnante. Credo sia l’unico modo per non vincolarsi a un sistema di soldi da dare a, soldi da mettere in, conti da far tornare per.

Qualche tempo fa ho avuto modo di praticare con un giovane maestro valido, una persona di cui riconosco l’essenza. Ecco, vorrei riportare questa idea che la pratica è una disciplina, chi la veicola obbedisce a qualcosa senza sapere bene di cosa si tratti. Ma basta guardare il corpo. Certe volte, in generale, basta guardare i corpo (fisici e non).

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