Dalla nostra, il plusvalore straordinario della morte.
L’atto di misericordia che ci dà la vita sta nella sua fine.

Intanto, bagnarsi di vita.

Non c’è da usare concetti complessi per spiegare questo, che è facile come dire la parola che si ama tra tante. O come guardarsi le mani.
“Una farfalla che sbatte le ali a Berlino può provocare un uragano a New York.” E’ del Dalai Lama.
Guardo un angolo della cucina penso che vorrei ballarci dentro.

Sì, lo so, c’è vento.
Sì, lo so, è più vivibile, è meno caldo.
Sì, lo so.

Ora però parliamo di come ti sei sentita quando è morto tuo padre.
Ora parliamo di come stai quando fai un lavoro che non ti piace e ti ripeti che ti serve solo per arrivare da un’altra parte.
Ora dimmi come stai a pensare che il mondo finisce qui.
Ora spara l’elenco dei vini che ami. Decidi tu se distinguere tra i rossi e i bianchi.

Sì, lo so, la crisi.

Stiamo o non stiamo scrivendo la personale sceneggiatura?
Stiamo o non stiamo girando il nostro bio-documentario?

Sì, lo so, il cibo, il sonno.
La ruota bucata, il bucato ancora da avviare, l’incontro saltato, il salto sbagliato, l’errore conclamato, il proclama azzardato, l’azzardo malato, la malattia come stato, lo status come condanna, la sentenza come giudizio altrui, gli altri come armi, puntate contro, da puntare contro.

Ora però descrivimi il tuo ultimo orgasmo. Per favore.



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