Archivio per agosto 2010

Scandagliare per un inconfessato bisogno



Viaggiare / Ospitare / Scoprire



Riposo


Innegabile è il fatto che dopo un periodo di lavoro e di impegno, l’uomo ha il diritto, nonché la necessità, di godere di alcuni giorni o settimane di riposo e ricarica per affrontare, con rinnovato vigore, le occupazioni quotidiane. [...]

- Cominciate con un piccolo esame di coscienza preliminare: siete in buona salute? Vi sentite in forma? Siete solitari, abitudinari? Se optate per il viaggio verso un paese straniero aggornatevi prima sulle sue caratteristiche più importanti: religione, costumi, tradizioni, usanze, moneta: quando vi giungerete vi sentirete meno estranei. Se sapete di russare o di essere particolarmente irrequieti di notte, dormite da soli.

- Non dimenticate: applicate a ogni valigia le etichette con le vostre generalità e l’indirizzo.

- Fate un buon rifornimento di rotolini per macchina fotografica e cinepresa.

- Adeguatevi alla cucina locale senza pretendere spaghetti, lasagne o risotti.

- Ferro da stiro, rasoio elettrico, macchinetta per il caffé, spirale scaldacqua per il tè o la camomilla sono utilissimi, sappiate però che in talune nazioni le prese di corrente sono diverse dalle nostre.

- Non portate gioielli di valore.

- Se volete portare provviste con voi, evitate cibarie che si sbriciolano, sporcano, rischiano di irrancidirsi.

- Portatevi un nécessaire per le medicine. Portate con voi il nécessaire per il cucito (utile anche a un uomo) e quello per la toilette.

- Se siete in due, non fate coppia fissa, ma legate con tutti e unitevi spesso agli altri a dividere con loro l’entusiasmo per un monumento o per una ghiottoneria. Inutile dire di tenere un comportamento corretto e non corteggiare altri che non siano il vostro lui o la vostra lei. [...]

- Limitate il bagaglio all‘indispensabile.

- Prima di partire fornitevi qualche buona lettura.

- Aiutate i viaggiatori in difficoltà con bagagli pesanti.


[...]


Ospitalità


Ospitalità è saper offrire con uno spirito del tutto particolare.

Vi sono persone semplici e modeste sempre pronte ad aprirvi la porta, che hanno sempre in serbo delle ciliege sotto spirito o un bicchierino di liquore, delle sigarette magari nazionali e il “posso offrirle…” sulla punta delle labbra.

Ve ne sono altre che, come diceva Dante, sembra abbiano il mondo in gran dispitto, non perché hanno gravi problemi da risolvere ma perché il timore che qualcuno possa violare la loro intimità sia pure per brevi istanti, li pone sulla difensiva ancr prima di essere attaccati.

Certo, i tempi in cui il salottobuono si apriva per ricevere le amiche della nonna, gli amici del nonno, sono ormai lontani; la vita è diventata difficile, convulsa; i tempi si sono abbreviati e i giorni volano, le settimane sembrano sempre più corte, gli anni ci sfuggono.

Tuttavia non è giusto rinunciare al piacere di stare in compagnia ed ecco che organizziamo di riunirci intorno al tavolo di un ristorante; soluzione auspicabile in molti casi, poco risolutiva in altri, poiché le sedie di una trattoria non sono le poltrone di un soggiorno dove, terminato il pasto, ci si può rilassare chiacchierando in intimità mentre si gusta il caffé o il liquorino.


IL LIBRO DEL GALATEO – Il galateo oggi, Donato Lucifora, Govanni De VEcchi Editore, Milano, 1987

Dalla prefazione dell’autore:

Monsignor Della Casa è passato alla storia non per la sua attività di storico, di letterato e segretario di stato, bensì grazie al suo volumetto sulle buone maniere pubblicato postumo nel 1558 e dedicato al Cardinale Galeazzo da Norcia. [...] Preferiamo dire che il galateo sta tornando di moda anche tra i giovani.
Forse le ragioni principali sono due: la prima è che i giovani, desiderosi di scoprire, si sono messi a scandagliare il passato, trovandoci cose divertenti, buffe, talvolta patetiche, ma sempre tali da svegliare nuovi interessi. La seconda ragione può derivare da un incoffessato bisogno di sicurezza in questo mondo tanto instabile.


Lo pagai diecimila lire. Vale molto di più.

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Algidi? Fragili? O in equilibrium.




C. Bale in "Equilibrium" (2002)

C. Bale in "Equilibrium" (2002)



Equilibrium (2002) Regia: Kurt Wimmer. Con Dominic Purcell, Christian Bale, Sean Bean.


Da vedere se ne avete il tempo, non è un capolavoro, ma almeno non c’è lietofine nel senso affettivo. Voglio dire, il minimo prezzo per aver cancellato le emozioni. Sì, perché l’ambientazione è quella: un futuro sterile fatto di armi strane (proiettili e katane), uniformi in cuoio, fuoco, storia rivista, formazione alterata. Ok, Bradbury ok Orwell. Ok, ma conviene continuarne a parlare, delle emozioni, specie dopo mattinate in metro o contro tentativi di omologazione che passano per veline, droga, cibi non nutrienti.


Christian Bale è nel tentativo costante di fare il figo, cosa che gli riesce alla grande, considerando che può esporre il suo faccino algido come gli pare. Però quando prova emozioni (davanti a un canino o alla tipa, è uguale), fa effetto.


Molto interesante il retroterra marziale, peccato che le azioni siano velocizzate stile Matrix. Praticamente, questo enorme ammasso di grigi esecutori riuniti nel nome del Padre (non ha valenza spirituale, solo gerarchica e filiale nel senso di affiliazione), ha messo a punto una serie di tecniche marziali orientate in tutte le direzioni, che permettono di neutralizzare qualsiasi pericolo/ostacolo/nemico si materializzi intorno alal propra persona.


I Cleric sono coloro che ricoprono i ruoli destinati agli alti ranghi, controllori dell’ordine sempre minacciato dalla Resistenza (ovvero gli uomini che ancora provano sentimenti e che stanno nel Sottosuolo). I bimbi sono agghiaccianti e io i bimbi agghiaccianti stile A.I. nei film li reggo pochissimo, ma ci si può passar sopra. C’è della ritualità nel vestiario (notare la veste bianca di Bale nelle scene finali) e quei rischi bellissimi del sentire.


Il film fa leva su quella cosa che innegabilmente affascina tutti, la stessa cosa che sta dietro alla macchina della verità, agli indovinelli.
Guadagnare fiducia, sentirsi al sicuro, provare sorpresa e meraviglia. Sentire.


E forse la chiave è in quel sentire nel momento che l’attimo c’è.
Alternare questo al suo opposto, ovvero alla cosa che al sentire molto si avvicina di più: sentire nulla.
Quel vuoto che precede l’azione piena.



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L’equilibrio nel non esserlo, in equilibrio



Tripudio di zanzare, fuori dall’altopiano dell’estate, non sia mai, è finita già?, c’è stato un oceano di pioggia alla stazione io ero sotto, al riparo, da chi e cosa, fiottando pensieri in forma di stoviglie per apparecchiare prelibato il futuro con grande irresponsabile slancio ho ballato intorno ai pilastri pregando gli umani differenziate i vostri rifiuti. Mentre mi dicevo che un lavoro, monete da dare è ridicolo dipendano da un interruttore, un’invenzione che ancora manco hai capito bene come funziona ma dentro ci si trovano tante informazioni scopiazzate.
Mentre anche facendo finte con le ginocchia passeresti il mattino a provare i gesti e invece ti tocca partire in qualcosa di invio avvio con fine pagnotta e lungo il percorso ti va bene se sfoderi e stacchi un sorriso.


Allora si apre scissione che scrittura santissima cura.

Per noi, il sole è per noi, per quelli di noi che in quanto scissi vogliono l’unione.


E’ stato interessante parlare con te che di Roma mi hai detto che hai abitato in centro alzando il sopracciglio l’hai detto che hai abitato in c e n t r o. E che la periferia non la conosci bene e non ti piace e io ti ribadisco il tuo stesso pensiero ovvero che non la conosci e tu replichi con la contraddizione, ovvero non la conosci e non ti piace. Si dà il caso che ci sto io, e ci imparo cose e mi ci sento dentro Pasolini, a volte. Dentro allo sterno ce lo sento.
Ma ripeti punti e non spunti dunque io non so che dire quando il discorso tutto si fa materiale e tiri fuori le tue due figlie e immagino anche un caen piccolo che sempre abbaia e uofffffottiti.


Sarò libera tra un attimo, appena potrò scegliere ma scegliere sempre si può. Potrò fare dire lettera baciare testamento.
Fare testamento. Contro il cancro dei bisogni materiali.


Ti lascio, amore tatuato, un libro di Yeats, il nostro libro di Yeats. La mitologia greca che mi porto tra retina e sclera. Tante cose in alabastro e cuoio. Tanto orto e i miei giocattoli da piccola per il figlio di cui ho avuto paura. Tutta la forza che mi hai dato e mi dai, ecco, quella sarà dura restituirtela, non credo di essere in grado, sarebbe il momento opportuno per ridartela indietro, ci provo ma non sarà mai come la tua. Il calcio in aria che ho dato quando camminavamo, quello che mi hai detto ti ha conquistato. Le sfere di cristallo che ami, ecco, io ti regalo una sfera immateriale da mettere in pancia. Per portare a termine le cose e non solo. Ti regalo anche una casambulante nuova e colorata di rugiada.


A te, lascioti i miei sonni, il sangue sotto le dita, a volte succede te dici. I pupazzetti del destino, lo spazio sulla pelle che avremmo dovuto riempire, le stampelle per farci un rogo insieme, il libretto rosso di Epicuro. I miei palmi restano sulla tua schiena. Benzina, lascioti. Valanghe di mirtilli. Ti lascio un libro che non ho fatto in tempo a scrivere, magari ne trai un film, non si sa mai. Ti tolgo difesa per indole o indole in continua difesa.


Una palestra per ballare a tutti voi, una stanza che ha per soffitto uno spartito in continua mutazione, come le nuvole che corrono gommose nel cielo.


Tu, poi, sangue del sangue, non sentirti mai perso; ti regalo l’elasticità.
E tutte le direzioni che penserai definitive e invece le potrai tradire quando e come ti pare.
L’accoglienza e il caldo. Viaggi.

Reinventarti a ogni estraneo che incontri e che ti sorride e tu non te lo aspetti.


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Decidere è atto di chirurgia. Estetico, nel migliore dei casi



Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen




A un certo punto le mani saranno come di pasta, pasta frolla. E la vita dirà nulla. A un certo punto starai sul terrazzo senza mangiare more, solo pensando di mangiarle. E ti inonderanno chiamate di persone interessate ad abitarti e tu risponderai cordialmente, dirai che il letto è come il baldacchino che D’Annunzio s’era fatto preparare nel suo mausoleo, che il letto è come la vita: una preparazione alla morte.
Fatta essa stessa, la vita, – ovvero il letto – di piccole morti – ovvero gli orgasmi.

Ma, senza tristezza. Lo dirai agli aspiranti coinquilini senza tristezza. O sarà solo un velo.

Lo dirai con quegli occhi che fanno le pieghette al lato, stringerai le chiappe e strai dritta con la schiena, sperando che non piova.
Io ti penso sempre infinitamente, cercando il silenzio de giganti e gli scarti di tutte le donne che si sono fatte liposuzionare. Mi chiedo ora, per la prima volta, dove vada quel grasso in eccesso. Una lucertola mi leggerà la mano e ci passerà sopra con il talento delle lucertole.

Che le vostre destinazioni di vacanza, le vostre mete di relax
siano
poco
mortificanti.

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