Quando sei andato via ho dovuto raggruppare tutti i pezzi di vuoti di stomaco e
metterci dentro degli strilli forti,
fatti al volante,
quando sorpassi e la gente forse ti guarda,
tu non lo sai,
tu guardi avanti e strilli e non capisci se sono le urla che riempiono le porzioni di stomaco o se sono le porzioni vuote di stomaco che escono fuori dall’esfogaco, finalmente possono uscire come hanno voluto fare da subito.
M’è sembrato che piangessi, poco prima e che quella goccia si andasse a sedere come una vecchia stanca.
Come un gestore di alimentari ormai arrivato alla fine, che lascia salami a tutti, a tutti quelli che vanno, li vende ormai senza un prezzo perché ha capito che l’unico che si paga è quello, il prezzo delle promesse. Non fatte, non mantenute, oppure fatte, sì, ma senza pensarci.
Domani sarà un giorno strano. Non so bene come farò i conti con questo fatto dell’essere leggeri per non cadere.
Domani sarà un giorno strano perché il tuo amore ci sarà, lo sento nell’aria, però mancherà quella cosa che certi filosofi chiamano sostanza e allora mi arrabatterò con quella cosa che certi filosofi chiamano forma e la metterò proprio vicino ai polsi, forse nel mischiume urlagridavuotostomaco e vedremo che ne viene fuori, se un poi o un dio che non conosciamo, un pezzo di dio come dovrebbe essere.
Ci sono girelli di pensieri nell’aria come mulinelli che in acqua ti prendono le caviglie.
Mi hai lasciato in un paese dove le orchestre sinfoniche non contano più nulla. Il tuo andare via mi fa venire in mente un lungo cammino che feci e prima di arrivare in una vecchia osteria trovai una madonna, o meglio, una santa, tutta in forma di statua, messa nel cuore di una grotta. Su in alto. E questa madonna era piena di figurine, alcune anche di calciatori, avevano mischiato bene tutto: foto di bambini, anziani, figurine che trovi nelle gomme da masticare. Ora che ricordo c’erano anche le gomme da masticare attaccate alla roccia.
Spero tu ti sia dato quel che ti occorre per andare dove devi andare.
La tua estremamente elegante postura dell’anima.
Da quando sei andato via però ho solo sbalzi di umore. Ho messo la marmellata nel freezer e il tappeto come tenda. Da quando sei andato, ecco che si è aperto il varco delle cose che gli altri non danno. Compro biglietti di teatro per amanti su due gambe, gli dico, andate, andateci voi, che siete umani e vi amate.
Compro cavi di rete da mettere in endovena e fili di destino che uso come catene da cesso.
Una volta che impari a lanciare tre palline, poi puoi farlo con le noci? Non è detto. In piazzetta c’era questo saltimbanco che con le noci non riusciva. ‘era anche un fotografo, gli ho chiesto mettimi a posto i capelli e vediamo se dalla foto escono anche le ombre. Ha detto ora allungo i tempi di scatto, tu stai solo ferma.
Va bene io sto ferma. Ma vengo comunque sfocata, vedi? Hai visto?
Tu c’eri sempre.
Ci sei stato quando la gamba piangeva, il padre sudava impazzendo in terrazzo sbraitava.
Restano tracce di te sullo spaventoso Rocci, sull’avambraccio e ovunque nella camera di oggetti ardenti.
Non te l’ho detto, non s’è fatto in tempo, ho capito una cosa: odio chi giocherella con le monete facendo quel suono. Ah, pure un’altra: odio chi ride e rimette la faccia come prima all’istante, subito dopo.
Soprattutto, mi manchi al limite della riga che finisce. La mancanza di te che parlavamo di tutto.
Che mangiavi poco, non ti mettevi elegante.
Tu lo eri sempre.

