Archivio per 29 maggio 2010

D Donna lo chiede al mio mito (Clint Eastwood)



Il 31 Maggio compie ottant’anni. Che effetto le fa?
Poco o niente, sono troppo occupato a vivere e lavorare. Non festeggio più i miei compleanni da quando ho compiuto settant’anni.

Le rimangono 12 ore di vita: cosa fa?
Sono sul set di un mio film, dietro la cinepresa, e giro una scena stupenda, con gli attori che mi riempiono il cuore di emozione. Poi posso anche morire d’infarto.

Il segreto di una relazione duratura con una donna?
Riconoscere che uomo e donna sono diversi. Pensare che siamo uguali è folle. Lo siamo di fronte alla legge e in altri modi, e per molti versi la donna è superiore. E io amo proprio il fatto che sia un animale molto diverso da me.

Come spiegherebbe a un bambino cos’è la felicità?
Lavorare divertendosi, cosa che a me succede ancora, senza fermarsi. Aver voglia di cambiare, guardare oltre.
E accettare allegramente che non tutto ruota intorno a se stessi.

Quando si sente giovane?
Trascorro gran parte del mio tempo libero dietro i miei figli più piccoli, che mi tengono in forma. Anche se alle loro partite di calcio sembro il nonno.

La tecnologia salverà il cinema?
Io lavoro ancora con la pellicola. Uso il digitale solo per il montaggio. Mi sto adattando lentamente. Ma a salvare il cinema ci penserà sempre e solo un bravo sceneggiatore, cioè la qualità del copione.

Cos’è più importante di recitare?
Avere una famiglia e amarsi con i figli. Aggiungerei giocare a golf e mandar giù una Budweiser bella ghiacciata.


Da
D Donna, supplemento settimanale della Repubblica,
Anno 15° – N°696 del 29 Maggio 2010


Levatemi tutto ma non la mattina


Monica Vitti

Monica Vitti



Il tipo attopato dentro l’edicola ha gli occhi di un celeste minerale, che tanti ex tossici o tossici hanno gli occhi più belli, che strano, no? Me lo dice mentre mi passa il pane del finesettimana, fogli e inchiostro.
Me lo dice piano, mi dice, quando gli chiedo come sta: “Meglio qui che dove ero prima.”
E allora immagino buchi, sguardi nostalgici a donne più finite di lui, gambe sporche di quando ha piovuto e becchi la pozzanghera in pieno, schizzi di metropoli nell’anima
Gli dico: “Ma stavi sempre qui?”
“No, bazzicavo un altro quartiere.” e alza il dito verso destra come a voler sfondare i km con l’indice.
Poi si rende conto che non ci riesce e allora agita la mano come a frollare via acqua, come quando mandi via gli schizzetti.

La frutta pesata con la bilancia a due piattini quasi di ruggine. Una birra parla con i piccioni sugli scalini.

I piacioni de Roma che ti raccontano le tue tette e la tua “fragranza”.


Residui di notte. Non si è fatta sedurre da lui che hai il fisico stretto
e l’acconciatura che gli toglie il sorriso,
gli occhiali per forza quelli e l’attenzione assoluta per quel che gli altri diranno di lui,
di quanto sei glam, di quanto sei beat, di quanto sei europeo, chic e minimal.

Un’unghia mangiata per l’insicurezza quando nessuno la sta guardando e non sa più come tenere il bicchiere, ma il collo lo tiene
tiratissimo, che la cervicale dovrebbe farle causa per tenerla così in tiro.
Non farti sedurre da queste cose, per favore. Tuttofintotuttofintotuttofinto.
Non farti sedurre, se dentro essenza non c’è. E ridete cazzo e smollatevi n’attimo, madonnina.


Ma non ci facciamo sedurre dall’inutilità, perché il sole disinfetta tutto.
E la mattina di sole ne ha tanto.


Vorrei solo con te adesso sorseggiarlo il caffé e ributtarci al letto, se ci va, ributtarci al letto e sentire quel silenzio delle cose, quella pace che ha poco d’umano, quella quiete che è moto armonico, quella pelle che si cerca e gli occhi che virano in funzione e in direzione del meritato riposo. Occhi colpiti da mille immagini e orecchie che cercano suoni sempre. Tra un po’ ci sarà la spesa nel frigo, l’assoluto fare come ci pare.
La caffettiera matrona troneggia sul fornello e la ciotola parla, insieme alle chiavi e agli occhiali da sole abbandonati sul tavolo.
In fondo, potrei svegliarti tra qualche ora, richiamandoti a una doccia agli agrumi.
E poi vediamo come fanno un barbecue quelli del quartiere o semplicemente ti dico i titoli del giornale che ho preso mentre ancora affondavi nel piacere del nulla, te li dico random e tu ne scegli uno e ci riaddormentiamo, diamine, proprio quando avevamo deciso quale leggere.

Ma non importa.

Non c’è fretta

Non c’è fretta

Non c’è fretta



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