Archivio per maggio 2010

D Donna lo chiede al mio mito (Clint Eastwood)



Il 31 Maggio compie ottant’anni. Che effetto le fa?
Poco o niente, sono troppo occupato a vivere e lavorare. Non festeggio più i miei compleanni da quando ho compiuto settant’anni.

Le rimangono 12 ore di vita: cosa fa?
Sono sul set di un mio film, dietro la cinepresa, e giro una scena stupenda, con gli attori che mi riempiono il cuore di emozione. Poi posso anche morire d’infarto.

Il segreto di una relazione duratura con una donna?
Riconoscere che uomo e donna sono diversi. Pensare che siamo uguali è folle. Lo siamo di fronte alla legge e in altri modi, e per molti versi la donna è superiore. E io amo proprio il fatto che sia un animale molto diverso da me.

Come spiegherebbe a un bambino cos’è la felicità?
Lavorare divertendosi, cosa che a me succede ancora, senza fermarsi. Aver voglia di cambiare, guardare oltre.
E accettare allegramente che non tutto ruota intorno a se stessi.

Quando si sente giovane?
Trascorro gran parte del mio tempo libero dietro i miei figli più piccoli, che mi tengono in forma. Anche se alle loro partite di calcio sembro il nonno.

La tecnologia salverà il cinema?
Io lavoro ancora con la pellicola. Uso il digitale solo per il montaggio. Mi sto adattando lentamente. Ma a salvare il cinema ci penserà sempre e solo un bravo sceneggiatore, cioè la qualità del copione.

Cos’è più importante di recitare?
Avere una famiglia e amarsi con i figli. Aggiungerei giocare a golf e mandar giù una Budweiser bella ghiacciata.


Da
D Donna, supplemento settimanale della Repubblica,
Anno 15° – N°696 del 29 Maggio 2010


Levatemi tutto ma non la mattina


Monica Vitti

Monica Vitti



Il tipo attopato dentro l’edicola ha gli occhi di un celeste minerale, che tanti ex tossici o tossici hanno gli occhi più belli, che strano, no? Me lo dice mentre mi passa il pane del finesettimana, fogli e inchiostro.
Me lo dice piano, mi dice, quando gli chiedo come sta: “Meglio qui che dove ero prima.”
E allora immagino buchi, sguardi nostalgici a donne più finite di lui, gambe sporche di quando ha piovuto e becchi la pozzanghera in pieno, schizzi di metropoli nell’anima
Gli dico: “Ma stavi sempre qui?”
“No, bazzicavo un altro quartiere.” e alza il dito verso destra come a voler sfondare i km con l’indice.
Poi si rende conto che non ci riesce e allora agita la mano come a frollare via acqua, come quando mandi via gli schizzetti.

La frutta pesata con la bilancia a due piattini quasi di ruggine. Una birra parla con i piccioni sugli scalini.

I piacioni de Roma che ti raccontano le tue tette e la tua “fragranza”.


Residui di notte. Non si è fatta sedurre da lui che hai il fisico stretto
e l’acconciatura che gli toglie il sorriso,
gli occhiali per forza quelli e l’attenzione assoluta per quel che gli altri diranno di lui,
di quanto sei glam, di quanto sei beat, di quanto sei europeo, chic e minimal.

Un’unghia mangiata per l’insicurezza quando nessuno la sta guardando e non sa più come tenere il bicchiere, ma il collo lo tiene
tiratissimo, che la cervicale dovrebbe farle causa per tenerla così in tiro.
Non farti sedurre da queste cose, per favore. Tuttofintotuttofintotuttofinto.
Non farti sedurre, se dentro essenza non c’è. E ridete cazzo e smollatevi n’attimo, madonnina.


Ma non ci facciamo sedurre dall’inutilità, perché il sole disinfetta tutto.
E la mattina di sole ne ha tanto.


Vorrei solo con te adesso sorseggiarlo il caffé e ributtarci al letto, se ci va, ributtarci al letto e sentire quel silenzio delle cose, quella pace che ha poco d’umano, quella quiete che è moto armonico, quella pelle che si cerca e gli occhi che virano in funzione e in direzione del meritato riposo. Occhi colpiti da mille immagini e orecchie che cercano suoni sempre. Tra un po’ ci sarà la spesa nel frigo, l’assoluto fare come ci pare.
La caffettiera matrona troneggia sul fornello e la ciotola parla, insieme alle chiavi e agli occhiali da sole abbandonati sul tavolo.
In fondo, potrei svegliarti tra qualche ora, richiamandoti a una doccia agli agrumi.
E poi vediamo come fanno un barbecue quelli del quartiere o semplicemente ti dico i titoli del giornale che ho preso mentre ancora affondavi nel piacere del nulla, te li dico random e tu ne scegli uno e ci riaddormentiamo, diamine, proprio quando avevamo deciso quale leggere.

Ma non importa.

Non c’è fretta

Non c’è fretta

Non c’è fretta



Tags: , , , , , , ,

Clorofilla & Penninchiostro




Jean Reno - Leon, Luc Besson

Jean Reno - Leon, Luc Besson




Prendeva momenti di cara, pura luce diaframmatica.
Aveva letto che c’era un modo altro di fare l’amore, un modo energetico, non sfiancante.
Allora provò con il bibliotecario zoppo, l’uomo misterioso, l’incontentabile fruttivendolo.

Sul fare della sera, un giorno, beveva acqua in un bicchierino da caffé in vetro e si chiese
se anche con una pianta si poteva fare l’amore.

Ne comprò una.
Avvinghiò le radici all’inizio del cuore e le fece andare come vene varicose.
Ogni notte le parlava dei disastri del giorno andato. La pianta beveva le sue tossine e le risputava via.
In cambio chiedeva solo, silenziosamente: “Parlami, mi parli?”
E parlavano, tantissimo.

Una sera a una festa entrarono delle persone rumorose, si ubriacarono molto e provarono a scaraventare di sotto la piantina.
Ci riuscirono, in un attimo.

Al mattino, lei si sentì morire dentro.
Andò giù in ciabatte, raccolse la terra, togliendo da essa i pezzi di vaso spaccato.
“Ti ringrazio dal profondo del cuore per quanto bene mi hai fatto stare.”
ma piangeva mentre lo diceva.


Passò notti intere, con la sigaretta, affacciata alla finestra. Non poteva comprarne un’altra, non sarebbe stato lo stesso.
Passò notti intere con la sigaretta, affacciata alla finestra.


Fino a quando non arrivò la notte in cui sul balconcino si sedette, più con il sedere verso l’interno che non fuori, d’altra parte era al settimo piano.
Nostalgica, prese a carezzare la parte sottostante al davanzalino. Sentì una cosa dura e fresca. E verde. Era una specie di liana da cui pendeva una mini quercia che sfornava qualcosa. Un foglio. Lo staccò. Se ne generò subito un altro.


E mentre prese a scrivere questo accadimento favoloso, si accorse, con la coda dell’occhio, che il dirimpettaio pure aveva adottato una piantina.
Il dirimpettaio, un manager con famiglia ma la voglia di ritirarsi e riaprire la vecchia tipografia del suo bisnonno.
Quando lo incontrava sulle scale, lui glielo ripeteva sempre: “Quell’odore che c’è nelle tipografie, sa cos’è? Lo sa?”
E mentre facevano spesa assieme, lui le spiegava i meccanismi e gli ingranaggi di una catena di montaggio che sforna libri.
“Mio nonno ci si era ammalato ai polmoni e io voglio fare la stessa fine. Mia moglie non capisce.”
lei capiva, invece, e annuiva sorridendo a testa bassa, come le donnine orientali.

Insomma, mentre scriveva queste cose favolose nel foglio partorito dai residui della pianta,
ecco, vide lui in una specie di eterna espressione sbalordita, un “Ohhh” fissato sulla boccuccia spalancata.


Dalla sua liana uscivano penne e inchiostro, inchiostro nelle penne.
Penninchiostro.

Tags: , , , , , , , ,

Di acqua e altre droghe



White Rock Water Pierce Arrow Truck

White Rock Water Pierce Arrow Truck




Non c’è particolare sorpresa, neppure aspettando il giorno di festa.
L’autobus, al ritorno. Pieno di gente strana, la notte. Perché strane sono le strade.
Eri un’allegria, eri un entusiasmo.
Odore di asciugamani bagnati e lasciati in qualche angolo.
Entrano due gemelli in giacca, uno ha tic, l’altro pure.
Il primo porta in avanti la testa a intervalli regolari, mentre parla.
L’altro fa lo stesso, ma in direzione della destra.
Parlano di quinte di teatro e di presunti appuntamenti dietro a qualche sipario. Sembrano due documentari viventi sul ritmo.
Sei annusata, guardata.
Da qualche parte hai sentito che nell’acqua sono state rilevate delle componenti chimiche simili a quelle dei farmaci.
Queste componenti agiscono disinibendo i farmaci.
Disdetta per quelli che spendono molto in tubetti e simili.

Ma, si chiese per tutto il tempo della turbolenta passeggiata notturna,
di quelli che mai han preso pillole in vita loro, di quelli che ne è?

Tags: ,