Archivio per marzo 2010

Complici



Diabolik & Eva Kant

Diabolik & Eva Kant


Prova a restarmi dietro per una buona parte della serata,
prova a fare in modo che io ti veda solo se faccio come i camaleonti fanno, quella cosa con gli occhi.
Prova a interrompere un dialogo con qualcuno, prova a farlo solo con la voce che ascolterò venire da dietro.
Prova a indossare qualcosa che conosco, ma non dire cosa.
Prova a starmi dietro per tutto quel tempo, fai che io senta solo quello spostamento di mani che si muovono, le tue mani che si muovono.
Prova a far uscire fuori il fiato solo per lo stretto indispensabile.

Da dietro, non lasciarmi andare un attimo.

Prova anche a mettere su un flirt con qualche persona che poi più di tanto manco ti piace.
Prova a mangiare la tartina che io non ho assaggiato, prova a bere dal bicchiere su cui avrei voluto bere.
Qualcosa di me ad alta voce dillo, o qualcosa di te che ancora non so, che non ho mai saputo.

Poi, a un certo punto, mentre spero avrò trovato qualcuno di interessante con cui scambiare opinioni su sculture,
sulla pace o sulla guerra dei sensi, sui simboli, sulle sinfonie, sulle rischiose attività del cuore,
ecco,
tu lì girami e baciami in bocca.

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In chiave erotica e ironica


Guardati da

Guardati da



Guardati dagli squali, bambina.
Guardati dai mostri che si annidano in pieno ventre ma anche di quelli che non nasconde il buio solamente, anzi forse di più la luce.
La luce li nasconde bene.
Guardati dai senza ritmo e guardati da forme di amore distorto, oppure vivile e ferisciti e vivile.

Guardati dalla pancia calda dei sempre affamati, guardati dal sorriso di quelli che si credono arrivati.
Gli eventi cambiano le cose o sono le cose che cambiano gli eventi.
Tieniti quella spada nella pancia, quella lama che ti fa da bussola.
E non perdere mai la voglia di parlarne a qualcuno, delle ferite, entusiasmi, delle gioie.
Balla per strada e canta. Parla negli ascensori e ascolta musica. Ascoltane tanta.
Quando ti senti tanto e quando non ti senti tanto armonica, ascolta tanta musica.
Non farti del male.
Prenditi cura degli amici.
Rivedi i comandamenti in chiave erotica e ironica.

Rivedi tutto in chiave  erotica, ironica.


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Svegliarsi senza aver dormito mai



"Awakening" - Seward Johnson

"Awakening" - Seward Johnson




Buongiorno.
Diluvia e fa un freddo tagliente.
Volevo sentirmi un po’ vicina a voi e quindi ho pensato di rendervi qualche porzioncina di vuoto.
E un sorriso.

Diarietto da niente e cuoricini e XXX bacibacibaci.

Stanotte non ho dormito e quindi, visto che ieri ho scoperto che si respira solo con la bocca a nuoto
(mentre io buttavo furoi con la bocca e rimettevo dentro con il naso,
facendo un gran casino di intenti ed emozioni e perdendo in fluidità),
dicevo,
intorno alle 05.00 mi sono messa, pancia in sotto, a nuotare nel letto.
Complici le lenzuola e il silenzio.

Poi mi sono alzata.
Un dirimpettaio che finora ho visto sempre in pigiama e al telefono.
In piagiama e al telefono.
In pigiama, al telefono e sigaretta.
Stamattina aveva la faccia scura,
ci siamo salutati con un cenno e lui aveva parti di occhi che scendevano giù come quelli di un cuore spezzato.
Aveva la mia solidarietà tutta.

Il controllore dei biglietti, sul treno, ieri l’altro, aveva uno sguardo severo e impostato.
Mi fa molto ridere quando deve svegliare le persone.
“Biglietto signore, biglietto…BIGLIETTO signore. BIGLIETTO SIGNORE!”
Ognuno ha un modo diverso di farlo. Più o meno delicato.
Un’arte vera.

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Scrivi come un uomo




"Le concert" de Radu Mihaileanu - Avec Mélanie Laurent

"Le concert" de Radu Mihaileanu - Avec Mélanie Laurent





Che poi tu lo sai che sono un senso incompiuto e cerco e cerco e anche quando in quiete c’è la bestiola che non ha quiete, è inquieta, sta nervosetta, sta meditativa perfetta, meditazione o azione, non cambia poi molto.
Quel giorno ho sbucciato il mandarino e prima di mangiarlo, filino per filino, ho tolto residui di me. Quei filini bianchi attorno allo spicchio.
Mi mancano le ossa, certe volte. Allora cerco dentro all’armadio e vedo lo scheletro, quello famoso, che però cambia per ogni casa, per ogni stana, per ogni vita, per ogni orientamento sessuale, per ogni pezzettino di niente che si conferisce nome (da scrivere sulle etichette della valigia e poi sulla lapide, nel mezzo può capitare di volerle sulla propria maglietta e quindi farselo cucire) e numeri (da utilizzare per ritirare soldi, fare file, curarsi, ammalarsi).
Mi mancano le dita, certe volte, e allora vado dove inizia la stanza, insomma, dopo la porta, e mi metto a

tasteggiare per accendere una luce, poi un’altra e mi pare di essere una pianista. Allora la vado a trovare.
Nella stanza delle bevande calde, lei è lì, con le gambe accavallate e un fare da bambina e donna vissuta insieme, ha grosse ciglia, lunghe braccia, piccola ma degna la bocca.
Mi dice che ha vissuto la sua vita per la sua arte, mi accarezza la mano, poila stringe, quasi a rassicurarmi.
Mi racconta che, quando suonava bene, le dicevano che aveva suonato proprio come un uomo.


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