Ultimamente mi sto chiedendo se e quanto una formazione nell’arte marziale debba essere “scolastica”.
Non voglio dare a quest’aggettivo subito un senso negativo, “scolastica” può voler dire anche garanzia di formazione solida.
La confusione tra l’una e l’altra cosa avviene nel momento in cui una scuola diventa chiusa. Chiusa ovvero esclusiva, chiusa ovvero il piede va messo così perché lo dice lui e il lui di solito è un maestro che viene nominato, venerato, adulato o adorato. Io credo sia inevitabile a volte far riferimento a chi ci ha insegnato qualcosa. Perché siamo anche le persone da cui abbiamo preso. Ma da qui a costituire una gerarchia, ci passa molto.
So di scuole di tai chi chuan dove si pagano fior di quattrini per far la forma davanti a un maestro che dica “Ok, tu vai bene.”
Io non so, sono sempre stata un’ape che prende e come missione personale, sto cercando di dare un letto a questo fiume. Ma ciò non vuol dire chiudersi, ribadisco.
Credo e spero che la curiosità mi accompagnerà ancora per molto, a questo punto non riuscirei nemmeno a estirparla, cosa che comunque non voglio fare.
Però mi sento male di fronte a certe cose e anche per questo continuo a formarmi, formarmi, formarmi. A volte ho la sensazione che non mi sentirò mai pronta per insegnarlo, il tai chi, poi però vedi che quando un allievo o un’allieva prendono un gesto, accidenti.
Se poi sono bambini, sono spugne, accidenti.
Il tempo avrà il suo tempo e in mezzo ci sarà un viaggio.
Nel frattempo, la pratica riprende bene. Ho voglia di misurarmi. Abbiamo inserito la cyclette. La resistenza migliora, la caviglia bofonchia un po’ e pare sia per l’immobilità (quando ero ferma col tutore spesso mi ritrovavo ad avere il piede in tensione), dunque una roba di tendini e muscoli.
Ma va molto bene il tutto.
Due giorni fa mi sono ipnotizzata di fronte a due ragazzine cinesi con cartellina, scale mobili della metropolitana.
Non avevo mai visto due bambine cinesi scherzare così, muovere così tanto il viso. Al cinese alternavano il romanaccio.
E hanno alimentato tutta una serie di domande mie interne su questo popolo e su come sta “entrando”, se di entrata si tratta, su come sta “penetrando”, se di penetrazione si tratta. “Ne sapete qualcosa di quest’arte del movimento?” m’è balenato in mente.
Ma sono scappate via rincorrendosi, spingendosi con le mani appena si raggiungevano, una forma ilare e innocua di tui shou.




