Archivio per marzo 2010

Apertura / Potenza




Potenza multipla

Potenza multipla





Ultimamente mi sto chiedendo se e quanto una formazione nell’arte marziale debba essere “scolastica”.
Non voglio dare a quest’aggettivo subito un senso negativo, “scolastica” può voler dire anche garanzia di formazione solida.
La confusione tra l’una e l’altra cosa avviene nel momento in cui una scuola diventa chiusa. Chiusa ovvero esclusiva, chiusa ovvero il piede va messo così perché lo dice lui e il lui di solito è un maestro che viene nominato, venerato, adulato o adorato. Io credo sia inevitabile a volte far riferimento a chi ci ha insegnato qualcosa. Perché siamo anche le persone da cui abbiamo preso. Ma da qui a costituire una gerarchia, ci passa molto.
So di scuole di tai chi chuan dove si pagano fior di quattrini per far la forma davanti a un maestro che dica “Ok, tu vai bene.”
Io non so, sono sempre stata un’ape che prende e come missione personale, sto cercando di dare un letto a questo fiume. Ma ciò non vuol dire chiudersi, ribadisco.
Credo e spero che la curiosità mi accompagnerà ancora per molto, a questo punto non riuscirei nemmeno a estirparla, cosa che comunque non voglio fare.
Però mi sento male di fronte a certe cose e anche per questo continuo a formarmi, formarmi, formarmi. A volte ho la sensazione che non mi sentirò mai pronta per insegnarlo, il tai chi, poi però vedi che quando un allievo o un’allieva prendono un gesto, accidenti.
Se poi sono bambini, sono spugne, accidenti.
Il tempo avrà il suo tempo e in mezzo ci sarà un viaggio.

Nel frattempo, la pratica riprende bene. Ho voglia di misurarmi. Abbiamo inserito la cyclette. La resistenza migliora, la caviglia bofonchia un po’ e pare sia per l’immobilità (quando ero ferma col tutore spesso mi ritrovavo ad avere il piede in tensione), dunque una roba di tendini e muscoli.
Ma va molto bene il tutto.

Due giorni fa mi sono ipnotizzata di fronte a due ragazzine cinesi con cartellina, scale mobili della metropolitana.
Non avevo mai visto due bambine cinesi scherzare così, muovere così tanto il viso. Al cinese alternavano il romanaccio.
E hanno alimentato tutta una serie di domande mie interne su questo popolo e su come sta “entrando”, se di entrata si tratta, su come sta “penetrando”, se di penetrazione si tratta. “Ne sapete qualcosa di quest’arte del movimento?” m’è balenato in mente.

Ma sono scappate via rincorrendosi, spingendosi con le mani appena si raggiungevano, una forma ilare e innocua di tui shou.


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Domenica 21 Marzo, poetico ammutinamento radiofonico


Sempre, ci siamo capiti? Sempre, onorarla sempre.
Non come adesso che si sono accorti che la Merini è morta e quindi le buttan su un sitarello dedicato, un fattaposta telematico.
wwwaldameriniandateveneaffanculo.it

Sempre, ci siamo capiti?
Sempre, onorarla la poesia.

Anche mentre si fanno cose oggettivamente incolori,
si dovrebbe creare una densità.
Dallo svilente trarre un’approvigionamento estetico.
Fare di una cosa semplice una fonte.
Provarci.








Domenica 21 Marzo - Giornata Mondiale della Poesia

Domenica 21 Marzo - Giornata Mondiale della Poesia






Radio 3 Rai è di quelle istituzioni foriera di contenuti interessanti,

voci che al mattino stanno sinuose sulle note – specie di Sabato e Domenica (Qui comincia)
una cornetta di quelle rosse sulla spalla di giornalisti scelti a rotazione (Prima pagina)

letture fianco a fianco, sospiri, musiche, viaggi cartacei (Ad alta voce)

arie, parolette vezzeggiative e velenose e sinfonie di giudizi che verso pranzo ti deliziano sfottenti (La Barcaccia)

immersione in pagine ardenti o già arse (Fahreneit)

escursioncine prelibate tra le pellicole (Hollywood Party)

tum tum di sonorità (Battiti)

E di Domenica ti portano tra le parole dei profeti e le verità metaforiche che sembrano indicibili e
invece vengono svelate con una semplicità sublime (Uomini & Profeti)

o ti sguinzagliano in giro per una città e te la fanno esplorare come si deve (Radio 3 Mondo)

E poi

i concerti del Quirinale,

Radio 3 Suite.

Tutto questo e altro è Radio 3 Rai, che,
Domenica 21 marzo in occasione della Giornata mondiale della poesia, sarà per un giorno interamente affidata ai poeti.

Le trasmissioni rispetteranno il palinsesto, ma ai microfoni si intrufoleranno i poeti.


Se la sveglia alle 6.00 di Qui comincia avrà la voce di Maria Grazia Calandrone,
la buonanotte di Radio3 suite sarà in compagnia di Silvia Bre e ospiterà al suo interno Andrea Zanzotto, Valerio Magrelli, Gianni D’Elia e Edoardo Sanguineti, mentre la rassegna stampa di Prima Pagina si trasferirà a Milano con Maurizio Cucchi,
A3, la trasmissione d’arte, si arricchirà della partecipazione di Antonella Anedda e
Radio3 mondo, Pagina3 e File urbani saranno condotte, rispettivamente, dalla poetessa greca Helene Paraskeva, da Lidia Riviello e da Sara Ventroni.
Domenica in Concerto avrà come guida musicale d’eccezione Maria Luisa Spaziani e
Zazà , il contenitore culturale in diretta da Napoli, ospiterà in studio Gabriele Frasca.
Ma anche Uomini e Profeti di Gabriella Caramore, nella sua versione domenicale dedicata alla Bibbia,  Le musiche della vita, che per il mese di marzo ospita il grande direttore d’orchestra Antonio Pappano, e La Grande Radio avranno al loro centro riflessioni legate alla poesia e al fare poetico.



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Non dia confidenza agli sconosciuti



Tarocchi - Il matto

Tarocchi - Il matto


“Si sieda, si sieda.”
Mi siedo.
“Si vede che è stanca, si vede dagli occhi, che ha la faccia stanca si vede dagli occhi – - – - Chiuda la borsa ha la borsa aperta (La borsa chiusa, si sa che Roma è un manipoli di ladruncoli molto bravi, si sa, no?) – - – Le dicevo, insomma, sì, ha fatto proprio bene a sedersi ché l’Italia è piena di babbione e lei non dovrebbe andare su tacchi così, non lo sa che fa male? Che la schiena deve stare a livello dell’asfalto? – - – Poi ci son le buche, non lo sa che l’Italia è piena di buche, buche ovunque. – - -

(Grande pausa, strabuzza gli occhi, fissa in alto, verso le fermate)
(E’ una donna che forse è stata anche bella)

“Il comandante, anzi l’ammiraglio dice che nell’arme non c’è più serietà e lo credo bene, non c’è. Non ce ne è. Insomma, loro scendevano a terra poi si facevano molte donne, poi rimontavano sulla nave. Certe volte tornavano dalle loro mogli, mi dicevamidicevamidiceva…me lo diceva sempre, mi diceva

(Tutti ci guardano come se la signora mi stesse infastidendo. Comprensione verso me.
Un omino con 24 ore ha anche la faccia tipo “Se la secca troppo, signorina, ci penso io.”
Ci pensi tu? Che vorresti fare con quella trippa? Vorresti sbattermelo in culo, lo so, manco quello sapresti fare, borghesuccio)

(Ma proseguiamo)

(La donna ha una macchietta gialla nel bianco dell’occhio sinistro, le dita screpolate. Deve esser stata bella)

“Mi voleva fare da dietro, il comandante, anzi, l’ammiraglio…gli ho detto NO!, eh no, eh cazzo no, eh no”

(Strattona, mi strattona e mi pigia sul braccio sinistro)
(Tutti intorno avvertono come un senso di pericolo)
(La guardo forte per capire come sente il sesso e perché mi pigia proprio mentre il tema del suo monologo si scalda. Mi viene in mente la Merini e la sua voglia di scopare qualche anima)

“Eh No, gli ho detto io,  che poi quelli sono ammiragli e non danno i resti, non danno, dopo si dice che dai il culo, eh no, eh NO!”

(A “culo” si girano tutti, allora io rido più forte e mi accosto a lei che mi pigia. Sì, siamo due pazze, va bene?)
(Quando la guardo e sorrido, smette di pigiare, si rasserena e fissa il vuoto e io penso a quanto deve esserle mancato questo contatto, o magari mi sbaglio su tutti i fronti)

(Solo che penso sempre a mia zia che si è ammazzata.
A lei è mancato il contatto. E il mio non bastava più. Era una cazzo di poetessa, madonnina)

“Scendo a Porta Furba, scendo a Porta Furba. Ci siamo.”

(Arriva la sua fermata)
(Mi guarda)

“Buon proseguimento e non dia confidenza agli sconosciuti.”

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Un grosso oceano che respira a onde



1a Sequenza Forma Tradizionale Yang

1a Sequenza Forma Tradizionale Yang


La Forma Lunga Yang Tradizionale è un grosso oceano che respira a onde, indietro e avanti, dentro e fuori e nel fuori c’è il dentro e viceversa.
Si tratta, mi pare, di lavorare internamente e restituire un’esteriorità armonica e spezzata, sì, ma senza trauma.
In altri termini, ciò che si nota “da fuori” è questo flusso continuo di movimenti a mosaico,
tasselli netti e un fare maestoso dovuto a ciò che chiamano “aprirsi dell’ombrello”
(la cassa toracica lascia spazio al respiro che viene poi mandato in altre parti del corpo).

Riprendere la pratica è una gioia ineffabile. Estetica, silenziosa, disciplinata.
Un’esplosione continua che, nell’esplodere, crea quiete che si appende agli organi e lì resta.

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