In metro, insomma, scrivevo. Davanti tutti con il cellulare. Un muratore stanco, alto e bellissimo, a mio parere.
Si siede, lo noto, ma incrocio lo sguardo solo prima di scendere.
Me ne accorgo alla fine, che somiglia a Yul Brinner con i capelli.
Mi guarda mentre mi alzo: “Hai scritto anche di quanto è bella Roma?”
Sorrido. “Una dovrebbe star lì a scriverlo sempre.“
Esco e sorrido.
Penso ai risultati delle elezioni, all’Italia in sé, all’immondizia,
a quei due che stamattin si sono salutate col saluto fascista e
a quelle che parlavano di smalto e darla via, pure al politico, se serve.
Provo a sorridere lo stesso. A rendere utile questa rabbia.
Con una cosa come la scrittura e il corpo. Ma sono i miei unici mezzi.







#1 da Sante il 31 marzo 2010 - 16:32
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Come si può amare questo posto? Come può il paese essere così bello e così brutto? Come può la scrittura servire a tutti? Dovremmo smetterla di aspettare e contrapporre alla speranza la vitalità. Scrivendo innanzi tutto.
#2 da Elx il 31 marzo 2010 - 21:57
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Mi hai fatto venire in mente, ora che parliamo di speranza, Monicelli che a Rai per una notte sputa addosso al concetto di speranza per tutta la durata del suo intervento e poi esordisce con la frase “Io spero che…”