“E allora?”
“Niente” disse Chéri “ora so quello che volevo sapere.”
Ella arrossì umiliata, e si difese abilmente:
“Che cosa sai? Che la tua bocca mi piace? Povero piccolo. Ne ho baciate di più brutte…Cosa ti prova tutto ciò?
Credi forse che io debba cadere ai tuoi piedi, implorando: Prendimi! Ma tu allora hai conosciuto solo delle giovanette?
Pensare che debba perdere la testa per un bacio…”
Parlando si era calmata e voleva mostrargli il suo sanguefreddo. “Di’, piccolo” insisté piegandosi sopra di lui “credi dunque che sia qualche cosa di raro nei miei ricordi, una bella bocca?”
Gli sorrideva guardandolo dall’alto, sicura di se stessa, ma non sapeva che qualcosa era rimasto sul suo volto, come una specie di leggero turbamento, di attraente dolore e che il suo sorriso assomigliava a quello che ricompare sulle labbra dopo una crisi di pianto.
“Io sono tranquillissima” continuò “quando anche dovessi nuovamente baciarti…quando anche noi…”
Da Chéri
(Edizione Arnoldo Mondadori, 1949, traduzione dal francese di Lina Leva)




