Archivio per gennaio 2010

Lo dici tu che è fatto per allattare e basta

Marameow

Marameow

Mi metto un registratore piccolo e nero sottopelle.
Un registratore come una cimice, anzi-più appropriato- uno scarafaggio.

Mi metto Kafka, mi rimetto alle divinità, affogo l’ostia nel mare di Ostia che è pieno di trans.
Mi sottometto al muscolo allungato, alla velocità.
Un fracco di silenzi offensivi a chi non vede arte nei futuristi.

Stare a sentire le cose che ti chiamano.

I rintocchi esterni della campana che hai nello stomaco.

Talvolta è bene comportarsi come se prima non si fosse mai visto un viso o muso, in questa vitaesistenzavita.

Mi viene da comportarmi così. Non come cosa posticcia.
Dammi la zampa.
Vorrei finire il libro prima che tu muoia, micio.

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Camminiamo mentre parliamo, ti va?

Gattaca

Gattaca

Annega la giornata pensando a quel tanto che basta per essere meno  invasi dallo smog,  per salvare l’acqua che non si può bere (o plastica o calcare, scegli la tua morte, la fine fatale).
Lo Stato non ci pensa, anzi, lucra su questa disperazione e parla di cifre, le spara cifre, truffa, nuova forma di tassa.

Ricordo quando avevo finito gli esami e anche l’ennesima storia, ma quella era importante, cazzo, che disastro già ero.
Ho preso la credo buona abitudine di fare una doccia prima di colazione, cosa che facevo in Olanda poi una volta tornata qui non so perché ho smesso.
Ho preso la buona abitudine di continuare a guardarti fisso negli occhi, ma proprio dentro, quasi oltre, quando mi stai dicendo una cazzata.
Mi spaventano domande come : “Cosa ci lega ormai?” – “Dove pensi di andare?” – “Perché non stai al tuo posto?” – “Ma perché dobbiamo per forza fare qualcosa di diverso?” – “Quanto dura il film?” -  “Non è un pò vecchio/a per te?” e tante altre ma poi è anche vero che dipende sempre dal contesto.

Voi che buona abitudine avete preso?
E quali sono le frasi che vi spaventano?
E, soprattutto, avete qualcuno con cui amate passeggiare fisicamente o mentalmente?

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Valanga


Allora spingiti spingiti
non sei uno spaventapasseri
allora vivi oltre le funzioni primarie
allora graffia allora fuma poi vedi che fa male
bevi poi vedi che male, risveglia nuovi tepori dannosissimi,
fatti fare un maglioncino su misura e fattelo strappare a morsi,
su quel maglioncino scrivici tutte le frasi che ancora non hai detto e poi
vai sul cornicione o sulla terrazza o dove ti pare, un posto areato per bene,
allora vai su e urla che conviene usare poco sale, che ti va di vivere, che ti va di dimagire e
che questi sono tutti fottutissimi cenni di quanto ti piaccia stare in vita, allora urlalo e vivi a valanga.

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Erezione da festa (per “Miss scrivere e la giornalista”)

richler_mordecai

richler_mordecai

Al supermercato va già abbastanza alticcio.

Prende a caso dallo scaffale e puntualmente si manda affanculo da solo per il carrello che non ha pensato di prendere e che ormai è troppo distante da lui. Troppo distante, troppo incastrato agli altri, uno dentro all’altro, manco s’inculassero. Lombrico argentato con tanto di stendipasta cilindrici arancioni a corredo. Sul manubrio arancione quando era piccolo ci si divertiva.

Dal reparto surgelati vede poi questa ragazza.

“Ma aspetta, io ti ho visto.” pensa, mentre non sa se ingoiare il catarro o sputarlo là sotto lo scaffale. Si tocca con la mano ruvida la pelle ruvida della faccia ruvida che sta sotto la barba ruvida.

“Ma dove, però?”

Si erano visti una sera a una festa diversi anni prima. Lei era bella da matti, come ora, da quel che lui riesce a scorgere tra scaffale e scaffale. (“Che roba banalozza sbirciare una bella ragazza dagli scaffali”, pensa, allora si dà un contegno e intanto rutta piano, con una certa rabbia perché gli scoccia trattenere i rutti e poi dicono faccia male cazzo e poi ha la pancia già bella gravida gonfia dura da bevitore, se trattiene anche i rutti che diventa? Una mongolfiera?)

Dicevamo, sì, l’aveva già vista. A quella festa.

Lei ballava Patti Smith. Non era grassa ma avrebbe potuto essere più magra. Era sudata. Era in mezzo a tanti ma fondamentalmente rimaneva dentro. Dentro la musica, più che dentro se stessa. Avresti detto che era in preda al ritmo, più che definirla sola. Un’autistica sensuale e rockettara. Tutta sudata l’attaccatura dei capelli soprattutto. I jeans già a vita bassa che scendono ancora e ancora. Diciamo, più magra forse sarebbero rimasti molto i muscoli in evidenza; non male, perché aveva i muscoli abbastanza allungati. Lui gli si era messo dietro, cercando i fianchi. Un quarto del suo dirsi leggermente ubriaco. Quindi, ci stava con la testa.

“Te che vuoi fare da grande?” ballandole dietro, a una mano di distanza dai fianchi. Una mano messa per orizzontale.

“Scrivere e la giornalista.”

E lui era rimasto a ciondolarsi dietro al bacino. Proprio in quel momento la musica andava più forte, spingeva oltremodo.

“Perché cazzo non ha detto “La scrittrice e la giornalista?”

E lei ballava, ballava, lo guardava di lato, si vedeva che lo stava studiando per capire se poteva considerarlo scopabile oppure no.

“Amore mio, perché cazzo non hai detto La scrittrice e la giornalista?” si chiede anche adesso, davanti ai pelati. ” E poi, noi, noi abbiamo scopato? Perché cazzo non abbiamo scopato, se non abbiamo scopato, poi?”

Tra mezz’ora viene a prenderlo fuori dal supermercato il suo amore, la sua profonda tristezza, la sua scopata a fondo perduto, la sua donnetta di notte perfetta, la sua consorte anche in cattiva sorte, la sua spalla forte, la sua morte. La sua manina sempre pronta, la sua “i fritti no che ti fan male” (“sapessi che mi sono scolato fino a tre secondi fa!”). La sua manina pronta per esser stretta nell’altra manina, la sua primadonnina che si spaventa se il leone ringhia forte, che si dimentica che lui il leone ce l’ha dentro, la sua lavagnina per i pensieri scadenti ma le parole da dire comunque, la sua lasagnina cucinata bene. Però è stata anche una donna intelligente. Come si fa a dire che uno è stato intelligente? Che è successo, poi? Un fulmine?

“Non mi guardare, bella scopata persa di una festa, mentre viene la lasagna a darmi la manina e a dirmi come è andata la sua giornata. Non mi guardare che se solo ripenso all’erezione clamorosa a una mano di distanza, quella notte che mi pare di millenni fa. Guardami di lato adesso, se vuoi, proprio adesso, e dammi la benedizione, l’estrema unzione, togli la preoccupazione del fatto che dovrò morire e pure tu. Guardami adesso e lanciami il tuo numero di telefono con lo sguardo o con le labbra un pò carnosette anche se carnosette non le hai, mettile carnosette un pò da porca, la porca che sei, ma non porca porca, porca elegante, porca libera, porcatroia-porcatroia devo andare. Butto dentro anche il rum con la scusa che è una sorpresa per il dolce che lei cucinerà. Goccioa goccio ogni tanto andrò là a berlo, non se ne accorgerà e, quando davvero vorrà preparare un dolce e insaporirlo al rum, la porterò a cena fuori. Guardami adesso, dea della capienza, bellissima scrivere e la giornalista, bellissima te.”

Lei controlla il prezzo delle mozzarelline, lo confronta con lo stracchino. Poi si volta. E gli parla.

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