Mi metto un registratore piccolo e nero sottopelle.
Un registratore come una cimice, anzi-più appropriato- uno scarafaggio.
Mi metto Kafka, mi rimetto alle divinità, affogo l’ostia nel mare di Ostia che è pieno di trans.
Mi sottometto al muscolo allungato, alla velocità.
Un fracco di silenzi offensivi a chi non vede arte nei futuristi.
Stare a sentire le cose che ti chiamano.
I rintocchi esterni della campana che hai nello stomaco.
Talvolta è bene comportarsi come se prima non si fosse mai visto un viso o muso, in questa vitaesistenzavita.
Mi viene da comportarmi così. Non come cosa posticcia.
Dammi la zampa.
Vorrei finire il libro prima che tu muoia, micio.



