Archivio per 8 gennaio 2010

Brain storming sullo squarciarsi l’anima



Ferite

Feritina



Ferite da arma da fuoco. Ferite da essersi tagliata di brutto, ma tagliata la vena porta o una vena della fantasia. E, una volta tagliata, la vena della fantasia va a ruota libera. Taglio del cordone ombelicale. Taglio alleato del cucito. Tutte le volte che avreste preferito cucirvi la bocca. Tagliata alla rucola e grana, ché la nostra carne è così simile a quella che sul piatto si mischia con l’olio e le spezie. Tagliere di salumi, e, anche qui, non siamo così diversi dalle proboscidine con le macchiettine bianche di grasso dentro. Forbici che tagliano, sasso fatto dal pugno chiuso, carta che avvolge a palmo aperto. Si rompe un bicchiere e che succede alle persone che amiamo? Non me lo ricordo mai. Una volta l’ho detta ad una vecchia signora canadese questa cosa dei bicchieri rotti e lei mi ha risposto: “Significa solo che ne devo ricomprare un altro.” A chi in una ferita vede solo una ferita e la testa nemmeno gira se il sangue scende. Alle ferite che poi vai a sbattere sempre lì, lo sappiamo tutti.

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“Strade principali, strade secondarie” Paul Klee




Pau Klee "Strade principali e strade secondarie"

Paul Klee "Strade principalie e strade secondarie"


Dall’altra parte c’è sempre una mattina.
Un Ferragosto azzeccato o un Capodanno sbagliato.
Dall’altra parte c’è la faccia giusta, mentre la moneta continua a roteare.
C’è sempre il giardino che è più verde.
Dall’altra parte c’è il mondo.
La bella donna che va coi brutti per opere di bene.
L’uomo pieno di tic. La signora che medita dentro a una fitta boscaglia.
Dall’altra parte c’è la malattia.
Di qua il disordine.
Dall’altra parte c’è sempre una passeggiata tranquilla con gelato in mano.
Però anche una corsa da soli, perché in testa scoppiano troppe cose.

I libri stanno sia di là che di qua.
Come la musica.
Come la pittura.
Come le pellicole.
Ci si fa l’amore tanto da sospendere il resto oppure omaggiarlo.

Dall’altra parte della copertina c’è la modella che vomita.
C’è l’estremo della sigaretta su cui si poggiano le labbra.
Dall’altra parte c’è lui che ama lui e lei che ama lei.
Ma di qua c’è una coppia che sta a cena fuori, lui guarda la tovaglia, lei le unghie poi la finestra poi i quadri poi il vuoto.
Dall’altra parte c’è chi prende la mancia.
Di qua c’è una sponda e il pesce che viene pescato.
Di qua c’è la cura per i gesti semplici, ma anche le urla forti degli umani che certe volte il cielo si becca.
Di là c’è il bene e gli andiamo dietro tutti come pecorelle.
Di qua c’è chi tira su la cornetta.
Di là chi sceglie l’università.
Di qua c’è un cieco col sole dentro.
Dall’altra parte ci sono i cuochi, le piante, le pareti da ridipingere.
Di qua c’è una vecchia che, insieme ad altre tre, taglia dei fili-destini. 
Ci sono i lettori.

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Respirare di continuo



"Mark Rothko"

Mark Rothko



C’è una verità e il suo contrario. Ci sono io con le mie piccole perdite di cuore e fiato. Ci sono io che mi sembra di essere presbite, che più le cose si avvicinano più le perdo. C’è lo yogurt di mattina presto all’alba, tagliare una banana e affogarcela dentro, tanto per stoppare una fame che dura da ore. C’è il gatto che guarda le dita sulla tastiera. C’è un modo di sperare ed uno di lasciare andare. C’è l’arte di cambiare una gomma, sfondare un vetro con una valida motivazione, pregare a labbra socchiuse e senza farsi sentire dagli altri. Ci sono io che tengo male i battiti della realtà, ma sono brava a spiegare agli oggetti come ci si sente a respirare, perché loro forse non lo sanno. Forse.

Dai colori si può prendere l’immensa distesa che è dietro alla pace, dietro all’astensione dalla pratica quotidiana del respirare. C’è un altro tipo di ritmo, nei colori. Un ritmo che non è umano.

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Tour Eiffel spenta e pesante

"tour eiffel ditteaglio"

Io non posso fare a meno di pensare che il blu è un blu intenso, che le deviazioni che uno si prende fanno a botte con lo scopo, il centro, il pallino da colpire con la freccia. La mia freccia è biunivoca e mi collega direttamente a cose che non abitano dentro queste frattaglie. Mi metterei a fare i calcoli, ad analizzare, parlare, dialogare, sviscerare. Ma dopo crollo, e non ne ho voglia.

Io non posso fare a meno di pensare alle scatole di frutta sciroppata, a quanto siano diverse dalla frutta vera. Io continuerei volentieri a dare un sorriso a chi lo vuole, anche se dentro ho tutta vernice bianca sparsa. Io continuerei a dare un sorriso a chi lo merita, anche se certe volte mi sento la Tour Eiffel spenta proprio all’altezza del cuore. Spenta e pesante. E non mi riesce di dormire senza sognare tanto, e non mi riesce di mettere a posto le cose, rimetterle dove erano. O dar loro un posto nuovo.

Mi piacerebbe, molto mi piacerebbe, liberare spazio e respirare senza dover pensare che sto perdendo qualcosa.

Mi piacerebbe solo, molto mi piacerebbe, pensare alle e scrivere di cose semplici.

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