Mi ricorderò di quando era mattina e
vedevo le alghe affiorare su dal pozzo e mi dicevo se basta tanto poco per essere superstiziosi ma la superstizione è una faccenda da ignoranti.
E andrò a trovare Roma, quella città bianca e violacea, quei fianchi di donna matrona.
Vorrò rivedere anche visi senza bozze da smog, mani senza ansie da blog. La scrittura mi porta molto in là.
Se torno, siete autorizzati ad offrire delle arance, come si fa in prigione.
E potrete stare solo pochi minuti a parlare con me, dopo mi azioneranno quel dispositivo anti-poesia che funziona così bene al giorno d’oggi.
Archivio per 3 gennaio 2010
Molto in là
gen 3
Dolore che infagotta
gen 3
E ti ho lasciato il bombolone
caldo caldo,
tentazione
bella e buona.
No che t’ingrassa.
Ma è quello o il dispiacere
che infagotta
i fianchi e le vite?
E ti ho passeggiato accanto
scusa ma
non registravo i tuoi
cali di glucosio.
E ti ho scarrozzato
lungo tutto il belvedere
della mia anima stropicciata.
In cambio
solo l’ascolto che hai
pari a quello
della lavatrice,
solo la tensione all’Altro
che ha il tuo servizio da caffé
quello buono,
dopo lo spuntino delle tre,
quello buono,
con le striscioline d’oro.
Ci si spezza il futuro
coi soldi.
Io che vorrei stare
a annusare i piedi
degli orchi
e le cavigline delle fate.
Mi sa che ridi
solo se diluisco
il pesce con l’iridio.
Mi sa che
i quadri appassiscono
in questa casa.
Sentirsi persi a casa
gen 3
Oggi vi regalo la canzone dei Sigur Ròs “Saeglopur“.
Dopo un’avvincente ricerca scopro che la canzone è tratta dall’album del 2005 “Takk” e, complice un pazzo conoscente islandese, arrivo ad affermar con una certa sicurezza che la traduzione del titolo si avvicina molto al concetto di “Lost at sea“. Lo dedico a tutti quelli e a tutte quelle che hanno problemi con gli happy endings.
Poi vi dico che esiste il movie-documentario della band islandese. Si intitola ”Heima“, che tradotto significa “A casa“. In Islanda ho la sensazione abbiano una sofferenza nitida, un sentire algido ma pienissimo.
Hanno questi aliti mentali freschi, questa capacità di essere ESATTAMENTE DENTRO AL SUONO.
Sentitevi a casa. Perché anche dentro una casa ci si può sentire persi. Nessuno lo dice, ma così, ‘ccipicchia.
By the way, go out searching for this DVD. Enjoy.
Io ti aiuto
ti faccio collimare le manine
i polpastrelli coi miei
io ti aiuto
ti butto fuori l’anima ma
dai spazio al mio forcipe
l’ho costruito con un legno vecchio
e qualche lacrima di passato,
quelle gocce salate
che andrebbero chiamate dejà-vu.
Io ti aiuto
ti imprimo la forza e lascio andare
quello che ti rende lenta
disarmata come un dito
colto nella marmellata.
Io ti aiuto
ma non lo so fare
e resto sempre
con queste api in testa,
col chiavistello al cuore,
con la mia vita e
ti nascondo quando non sfavilla
pur di pensare che può andare
che una risata il cielo la merita
una risata tua,
prima che piova forte,
prima che le rane si abbattano
per giocare a biliardo sulla sciagura
ma tu ricorda che
la tempesta è vita,
ricorda che la grandine
è acqua
e come l’acqua
dura.

