Un bandito mi potrebbe svegliare chiedendomi se voglio far colazione con lui. Allora si potrebbe andare in un bar dove tre cinesi fanno il vero espresso italiano. Mi potrei far raccontare quante ne ha stuprate la scorsa settimana. Poi lo inviterei a considerare l’ipotesi di farsi una legge ad hoc come si usa qui in Italia, una proprio per un bandito come lui. Potrei consigliargli di farsi trapiantare i capelli e diventare una specie di tappo e sudato Big Jim con la cravatta sempre a posto. Accetterebbe. Lo incontrerei di nuovo, tempo dopo, a Piazza Colonna, ricco sfondato, saccente, dentro una macchina tutta lucida con una sirena blu elettrico che inghirlanda il tettino. Mi saluterebbe con un sorriso di plastica. “Mi dai un passaggio? Devo arrivare a Trastevere.”
Nemmeno tirerebbe giù il finestrino, farebbe una faccia tipo “Oh avanti, non siamo ridicoli.”
Impermalosita e ingenua: “Ehy, io ti ho offerto un espresso, quando non eri nessuno.”
Solo a quel punto abbasserebbe il finestrino, mentre l’auto mi passa davanti moooooolto lentamente e sfavillando lucidi brilluccichii da sere di gala per sole auto.
“Mia cara, presto o tardi ti regalerò orecchini, poi collana poi anello poi tutto il completo.
E, avanti, non farmi la comunista, questo pezzettino di strada puoi farlo a piedi.”


