Archivio per gennaio 2010

Bad Girl




walken_badgirl_madonna_onset

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Piegamento sulla gamba destra. L’alba è appena arrivata. Metto la maschera che ti piace. Mi porto con le tette alla finestra.
L’ultima stella sembra la prima. Metto la risata che alla tua s’avvicina.

Giù le tendine, per lasciare un pò d’ombra. Sembra neve e invece sono nuvole, quelle che guardo ora,
mentre tu stai ancora aderente al letto. Tanto movimento di tendini c’è stato qui stanotte.

E io penso che ti amerò per sempre,
maledizione.

Piegamento sulla gamba sinistra. Guarda la notte che arriva. Li hai fatti ridere abbastanza?
Il resto degli umani, intendo.
Hai fatto credere come volevi
che hai una vita perfetta
che i soldi avanzano sempre
che quella risata ci voleva
che non c’è guerra ingiusta
che i simboli salvano
che con la pappa pronta ci fai poco.

Tutte cose in cui credo anche io.

Addominali con le gambe all’insù.

Non ti accorgi nemmeno di quando
da lontano
ti odio e poi t’ammazzerei e poi ti detesto
e poi ti vorrei.

E se questo non è sentire vero,
se queste non sono frattaglie che pulsano.
Allora non so cosa altro lo sia.
Allora non so davvero se l’amore è cosa mia.

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Amore Ossimoro


Eternal-sunshine-spotless-mind di Michel Gondry

Eternal-sunshine-spotless-mind di Michel Gondry


Richiami di vita per vedere cosa cambia se taglio il capello se muovo una paglia se tolgo, levo e lo ficco nella carne se a quel punto la carne sanguina e se la carne sanguina allora vuol dire che sono in vita, come è successo con la pelle pizzicata per svegliarmi dall’ennesimo incubo che mi ha fatto sudare e mi ha arricchito di una cicatrice o di una ruga.

Allora vuol dire che non abbiamo sognato, che le fusioni le abbiamo fatte.

Fondersi bene.

E se ricordi ancora un pezzo della tua vita, prima che io ci fossi, quel pezzo, quella porzione, tienila stretta, tienila come un dente che porta guadagno.

Pensami così, come una cosa che prima non c’era.

E a un certo punto è entrata.

Come io neanche so se tu essere umano saprai dirmi e darmi.

Non voglio stare supina sulla vita e spero che anche tu, quando andrò giù, potrai prendermi e ritirarmi.

I viaggi negli inferi li faremo insieme.

Potremmo prendere e voltarci quando ci pare, creando miti nuovi, creandoli noi.

Non mettendoci solo dietro a un carrello per decidere come ingrassare, ordinare, come appassire.

Io spero per te di non essere una scoria, di non esserlo mai. Spero di essere qualcosa che ti mineralizza e ti unisce alla vita. Non te la tolgo, non te ne tolgo, ma la nobilito.

Avrò la tentazione di fare di te un qualcosa che posso controllare, avrò da ridire su quella camicia e tu saprai che le cose preferisco mangiarle col cucchiaino piccolo, non prendere quello grande al mattino. Faremo litigate per cose piccole. Che la porta era meglio scorrevole. Ci azzufferemo per cose idiote, come la corrente che tira dentro casa. Avremo un gatto, quando sarà vecchio vomiterà molto. Ne prenderemo un altro. Vomiteranno entrambi per vicendevole gelosia. Quando il primo morirà mi starai vicino, e io per il secondo.

Saremo costretti a immobilità traumatiche nate da piccola e improvvisa morte data da civiltà. Avremo ospiti cui dare cortesia, ci stancheremo di averli in casa anche durante la cena e allora io spero in un tuo sguardo d’intesa. Non ti arrabbierai perché il pane non sarà fresco.

Compiremo la fusione ancora.

Spero che ci sarà un momento in cui i nostri brindisi ci sembreranno sempre uno nuovo e gli altri andati non saranno sporia o vecchie promesse non mantenute. Io spero che non ti stancherai mai di sapere perché ho questa o quella cicatrice.

Soprattutto, spero di sentirti raccontare, sempre, sempre, raccontami sempre di te. Spero che saprai anche molto di me: no questo lei non lo vorrebbe o questo insieme potremmo farlo.

io camminando ti immaginerò con le maniche della camicia entrambe abbottonate. Nel mio cuore avrai il sorriso smagliante anche cadendo, ti sceglierò anche per questo, per il sorriso cadendo. Ci stringeremo tra le gambe e useremo gli arti. Non sarà un’improvvisa fiammata.

Spero che avremo quella forma salda di passione, spero in un amore ossimoro. Ecco, io spero che il nostro sarà un amore ossimoro. Spero cioè che noi potremo avere la vampata al mattino e l’abitudine alla sera, e poi di nuovo capovolgere, avere il carnevale al mattino e il natale per aperitivo.

Quattro saltelli con la befana prima di andare a dormire e una maschera di Halloween per togliertela e vedere quanto mi piaci ancora. Un cicchetto con cristo morto e risorto, hip hip urrà per maometto e un po’ di sano digiuno insieme al buddha prima che la luna ululi.

Spero che, se quel giorno, ci andrà, ruberemo due cappelli e ci sembrerà di essere a Parigi.

Io spero che ricuciremo insieme anche bottoni che si tengono benissimo. E spero che rideremo delle cose.

Io spero in una piccola mattonella, lo dico con i piedi tutti e due uno sopra all’altra, io spero che tu potrai vedermi e riconoscermi da dietro e spero che io toccherò quel naso sapendo che è tuo e non mi sbaglierò sui tratti che sono comuni agli umani, saprò anche riconoscere i tuoi denti. Io spero che vedremo insieme tanti sassi e li scambieremo per coralli.

Questa poesia o non so come dire cosa sia, forse non sarà inutile, perché molti forse poi vorranno amarsi come noi. E non ci vorrà il 2012 per pensare di non ritrovarci inghiottiti dai conservanti, il non ascolto e la chimica.

Pagheremo comunque molto caro lo sfratto alla natura.

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I can give you so much pleasure

Erotica, Romance

Erotica, Romance

Arriverò quando meno te lo aspetti, “come le vere dive” mi è stato detto.
Arriverò in punta di cose non dette e cuore aperto. Quando verrò con la voglia di litigare lo capirai dalla camicia più aperta, il timbro della voce e molto altro. Non sorprenderti però se poi subito mi verrà la voglia di toglierti i vestiti.
Con la coda dell’occhio ho intravisto, in un momento preciso, che avevi molti pensieri.
Potremmo toglierli sudando.
Spero di sapere per altro tempo ancora come avere cura di te.
Esattamente, avere cura di te.

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Il bianco non ha più senso

Somewhere in Nord Europa

Somewhere in Nord Europa

“Se dobbiamo rovinarci la colazione, meglio smettere qui.”

Lei lo guarda come fanno certi cani, mettendo di traverso la testa. Vuole farlo sentire idiota.

“Hai capito bene”- continua lui – “la colazione è sacrosanta. E___lo___sai .” scandisce.

Lei rimette dritta la testa: “Fammi capire: scoppiasse adesso una guerra mondiale, continueresti a rimpinzarti di caffé, pane e marmellata? Con il tuo prezioso formaggino sotto alla marmellata?”

Lui scatta. La zona della dignità gli si colora e si mette a pulsare all’altezza delle tempie.

I labbro si alza. Si difende: “Che ha che non va la mia colazione?”

Intanto, una specie di uccello colorato si pianta davanti alla finestra. La testolina piumata scandisce scatti rapidi. Lei se ne accorge, ma non prova niente. Non prova niente per la presunta madre natura. Non prova niente tra le gambe, non prova niente in generale. Non prova niente per il tizio che non si fa la barba da due giorni e già ha l’alito che sa di caffé. Il tizio che qualche estate fa, l’aveva fatta ballare. E ridere. E mangiare al ristorante. E rinascere. L’aveva fatta rinascere.

Così presto al mattino, quel tipo non aveva più l’alito neutro.

Così presto al mattino, non avere più l’alito neutro, che peccato.

Come esser sverginati la notte prima della comunione.

“Insomma, che ha che non va la mia colazione? Cosa c’è che ti disturba?”

L’uccellino vola via. “Poco male. Volatene via!”, pensa lei, che aveva già smesso di guardarlo per dispetto a supposta madre natura. Gli occhi le cadono ora sui pantaloni del pigiama color panna di lui.

C’è come una chiazza unta e densa.

“Mi urta che hai i pantaloni sporchi di sperma e manco te ne sei accorto.”

Spiazzato, divarica le gambe e si guarda. Poi torna a fissarla:

“Ma che sei impazzita?”

“Annoiata, direi”.

L’aveva anche fatta ballare, in passato.

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