Il grande amore è tempo ben speso




Immagine | Adriaan Garritsen

Immagine | Adriaan Garritsen




Fin quando quella cosa granchiosa non ti prende più.
Fin quando riuscirai a mandare giù tutto il Martini.
Fin quando volerai leggera con le dita dei piedi affilate sulla vita.
Fino al momento in cui non ti strizzerai da sola l’intestino come un panno e guarderai fuori dalla finestra senza chiederti se sei davvero finita, pensandolo direttamente. Fin quando continuerai a morderti le labbra figurandotele di zucchero e colori. Fin quando avrai pan di zenzero al posto del coraggio. Fin quando la tua nobiltà d’animo leccherà code di topi sotto al tombino di tutti quelli che si sono amati, il tombino che raccoglie le lacrime di tutti quelli che si sono amati.

Fin quando continuerai a scrivere senza conoscere.

Mandare giù tutto il Martini di botto e chiedere al primo che passa: “Scusa, ma come fai a essere così muscoloso?” anche se ha due agretti al posto delle braccia.

Fin quando avrò dubbi senza averne davvero, ma allattandoli come gattini finiranno col tornare in forza e allora potrò maledirmi di nuovo.

Metto una musichetta blanda per far andare la sera e chiedo al letto se può diventare il letto del pede di un gigante, il cavo del piede di un gigante. Di Polifemo, così mi spiega come ci si sente quando qualcuno ti inganna così. E lo interrompo e gli dico: “Non spiegare lo so già.”

Fin quando potrò dire: “L’hai voluto tu” e  non cambiare idea, ma continuare a fare la donna apocalittica e non integrata. Fin quando l’urlo bianco smetterà di essere debole. Fino al momento in cui saprai esattamente cosa hai fatto e potrai lavare via l’aragosta dietro alla cervicale. Inviterai allora qualcuno a cena, dicendo: “Ecco, vedi, questo è il corpo del mio corpo, mangialo tutto, amen.” Ecco, vedi, questa è l’entità che mi accingo a diventare. Potrai spostare un oggetto, accendere dentro del marciume, quel che ti pare. Nella stanza risuonerà forte: “Non farti più vedere.”



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Florence favola viola, Macchina ritmo in gola


Florence + The Machine

Florence + The Machine


Insomma arriva questa vestale lunga e bianca, pallore in forma di tutina fresca che riveste il corpo.
Il rosso dei capelli sta complice sopra e quando si scompone la fa sembrare una volpe. Piedi scalzi, gabbie con l’anima lucente, argento nell’intimo.
Le mani le batte in alto perché il ritmo ce l’ha in pancia, e, quando i palmo sbattono, lei mette la testa di lato come quando si sta in ascolto.

Tutto è viola e di favola. A sigillare una percussione che sta poco timida davanti a tutti, un arpista e una tastierista. Il batterista fa l’occhietto alla stecca che Florence tiene come una bacchetta da direttore d’orchestra. La tiene delicata anche quando la sbatte forte per far sentire a noi il suo battito, quel che la muove.

Le gambe sono lunghe e una fuoriesce dai veli bianchi per cercare sempre il terreno in fasi alternate e tattili.

Gli strumenti li comanda lei a colpi di cuore e mani.

Mentre suonano e canta, a te viene da muovere il corpo e solo dopo ci pensi che lo stai muovendo nel modo in cui si fa l’amore.

Speriamo il successo non guasti il sacro.


COSE CHE SAPPIAMO DI LEI:

“I just used to stay in my room and dance around”
E si vede tutto. Del palco fa la sua stanza.

Il padre ha lavorato in pubblicità, la madre è Professoressa ad Harvard (Studi rinascimentali, ho detto tutto)

“Welch often got in trouble in school for impromptu singing”
Quando sta sul palco il verso le scoppia dentro e così le parole che si mette a cantare.

Florence has stated in the past that her songs are “stories with consequences and weird morality issues.”

(Fonti: Wiki e non solo)

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In Italia, 4 secoli fa, nasceva l’opera. Oggi, la si mutila.


Ekalix <–> Alessandra Malusardi





Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi

Schroeder riflette e suona dopo aver letto l'intervista ad Alessandra Malusardi





Già non si parla più di molte cose che divampano poi sfiammano, come sappiamo.

Allora la parola va ripresa. Ekalix ne scambia qualcuna con Alessandra Malusardi, Viceresponsabile dell’Archivio Storico ed Audiovisuale della Fondazione Teatro dell’ Opera di Roma. Alessandra è diplomata in Arpa al Conservatorio di S.Cecilia di Roma e laureata in Storia della Musica all’ Università “La Sapienza” di Roma. Dopo aver ricoperto il ruolo di prima arpa in diverse orchestre italiane ed aver suonato in formazioni cameristiche nel 2005 inizia a collaborare con l’Archivio Storico de Teatro dell’Opera.

Oltre titoli e onoreficenze, donna di cultura che nella cultura lavora e di cultura si nutre.  La sua sensibilità può aiutarci a capire meglio cosa sta succedendo. Perché le cose non sfumino all’ombra dell’ombrellone.  Capiamo meglio cosa implica la conversione in legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico-Sinfoniche. Chi manifesta, chi condivide, perché, a quale prezzo, con quale intento. Per un’intenzione che resti viva e accesa, in nome della bellezza, del bagaglio culturale. Bagaglio che DEVE restare più forte del bavaglio.


1- Il latino è una lingua morta. “Per l’estate, ragazzi, leggete Moccia, non Voltaire.” Il teatro è complicato, sperimentale e noioso. La tv, quella sì.
Dimmi, l’opera, quella cosa che per dire una roba ci vogliono tremila parole e tutti stanno male e si lamentano dandoci di acuti e mille smorfie e poi alla fine lei muore. Ecco, è inutile, no? Tanto vale tagliare, no?
Indubbiamente i tempi ed i gusti cambiano ma l’opera è un genere inventato in Italia quattro secoli fa, lo abbiamo esportato con successo in tutto il mondo, inoltre abbiamo anche inventato il luogo nel quale rappresentarlo (Vedi Teatro all’Italiana). Nel teatro si sommmano  tutte le arti: canto, ballo, suono, arti figurative, regia, arti applicate etc.  Attraverso regie e scenografie nuove, l’opera si rinnova continuamente pur nel rispetto della partitura voluta dal compositore. La Traviata non è mai uguale a se stessa, si potranno sempre ascoltare nuovi cantanti ed ammirare scene ed interpretazioni registiche diverse.

Rinunciare all’opera significherebbe rinunciare ad una parte  importante e identitaria di noi.

Purtroppo in Italia i giovani e non solo, leggono poco, non vanno all’opera sono attratti da veline e calciatori ossia vacuità e superficialità, ma non credo che possa essere solo colpa loro, all’estero di contro, si legge molto ed i teatri sono sempre pieni di persone di tutte le età, come mai? Forse c’è un problema a monte!


2- So che ti sei occupata della parte relativa all’archivio musicale del Teatro dell’Opera. Quanto lavoro c’è voluto? Siete soddisfatti? Ci dai il link dove le persone possono cliccare e spieghi in breve cosa trovano se lo fanno?
L’8 febbraio 2010 abbiamo inaugurato il sito web interamente dedicato all’ Archivio Storico del Teatro dell’Opera di Roma, nel quale progressivamente stiamo mettendo  on-line tutta una serie di documenti (cronologie degli spettacoli, fotografie, video, rassegna stampa, bozzetti , figurini) che testimoniano la ricchezza e lo spessore di un percosro artistico iniziato 130 anni fa. Attraverso un’interfaccia intuitiva costruita per nessi logici, sia il neofita che lo  studioso, possono navigare nelle diverse sezioni del sito e conoscere  processi produttivi del teatro, normativa, percorsi tematici e molto altro. L’indirizzo è www.archivioperaroma.it


3- Il tuo compositore preferito?
Johann Sebastian Bach.

4- Il 17 maggio 2010 orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma si sono esibiti nella piazza davanti al Teatro dell’Opera piazza B. Gigli per sensibilizzare l’opinione pubblica contro il noto Decreto Bondi volto alla precarizzazione di chi lavora nel mondo della Musica Lirica e Sinfonica. Eri presente? Esiti della manifestazione?
Ero presente alla manifestazione che a causa del cattivo tempo si è poi spostata all’interno del teatro in platea. E’ stata una giornata molto importante per tutti noi che lavoriamo nelle 14 Fondazioni Lirico Sinfoniche, erano infatti convenute delegazioni provenienti da tutti i Teatri d’Italia. Hanno partecipato sindaci, presidenti di regioni, parlamentari, senatori ed anche il nostro presidente il Sindaco Alemanno.
E’ indubbiamente stata una giornata di confronto ed anche di scontro. Io credo sia importante manifestare per dimostrare vitalità e rifiutare logiche che tendono a smembrare per poi far cadere il “tesoretto” nelle mani delle solite “cricche” di turno che lo amministreranno con i soliti sistemi clientelari. In fondo siamo un settore di nicchia (solo 5000 lavoratori in tutta Italia) ma fondamentale nel panorama della cultura italiana

5- Spiegaci, come se avessimo 2 anni d’età, cosa comporta la conversione in Legge del Decreto sulle Fondazioni Lirico- Sinfoniche
La conversione in legge comporterà: ulteriore riduzione del FUS (fondo unico per lo spettacolo). Dal 1998 questo fondo è stato continuamente ridotto portando le Fondazioni a non,poter più sostenere le spese fisse. I tagli sono stati apportati sempre dai governi di centrodestra. In questa legge non c’è un elemento fondamentale ossia la defiscalizzazione delle donazioni di eventuali sponsor, negli altri paesi esiste ed i teatri si mantengono in larga parte con sponsor privati. Ripeto che il decreto mira a precarizzare l’intero sistema, e sappiamo tutti che nella precarietà è difficile mantenere un alto standard di qualità. Nel decreto si intuisce, tra le righe, da una parte la volontà di controllo totale  esercitata dal ministero dei Beni Culturali il quale elargirà fondi su base discrezionale e dall’altra la volontà di abbandonare alle Regioni alcune fondazioni più periferiche e ritenute meno prestrigiose innescando una lotta tra poveri.


6- Un cittadino deciso a farlo come può sostenervi e sostenere il teatro in generale?
Il cittadino potrà sostenere il teatro frequentandolo il più possibile, non è affatto vero che sia un fatto elitario, negli altri paesi non lo è ! E sino a qualche anno fa il teatro era molto frequentato, era un fenomeno di massa, poi ha cominciato a subire la concorrenza di tv, cinema, computer etc.

7- Segnalaci qualche appuntamento del Tatro dell’Opera da mettere in agenda.
I prossimi appuntamenti saranno:

- Terme di CaracallaRigoletto di Giuseppe Verdi dal 28 luglio all’8 agosto
- Teatro dell’Opera : Roberto Devereux di Gaetano Donizetti  1 – 6 ottobre

Per gli appuntamenti successivi si può consultare www.operaroma.it


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Senza stancarsi di immaginare Dante



Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno

Fabrica - Inferno Dante secondo Waterhouse e Hutton - Altoinferno



Non so come ciascuno di voi abbia letto o studiato la Divina Commedia, ma ecco sarebbe interessante anche spostare la domanda su come visualizzate o avete immaginato certi momenti storici (o anche quelli meno famosi) della Divina Commedia. Ad esempio, io ho una certa mia idea del bel personalino di Farinata. Ho una certa idea di quando Bice e Dante guardano nella stessa direzione come due aquile. Ancora, i sospiri del povero, durante il viaggio, me li sono immaginati tutti. La lonza me la disegnavo sul banco di continuo. Virgilio che si eclissa. certi spiriti che volteggiano cantando, bagliori che daznano in triplice corona. E così via.

Non so se conoscete Fabrica, gruppo di ricerca istituito dalla Benetton e concentrato sulle nuove forme della comunicazione creativa. Che io non capisco mai se Toscani sta ancora con Benetton, se han fatto pace, se no. Manco mi interessa credo. Pensavo gli avesse fatto ciao ciao con la manina per avviare un progetto chiamato La Sterpaia (ricorderete l’anoressica sui pannelli a dimensioni enormi / l’odiosa Pane Amore e Fantasia per la Sanità, quella col sorriso da tirarle via tutti i denti con una spranga), poi rieccotelo con Fabrica patrocinata da mamma Benetton. Ma, non si capisce mica.

Insomma, è stato detto ai ggiovani creativi: “Prego, rivitalizzare la Divina Commedia. La prima cantica, nello specifico, grazie.”
Due inglesi, Patrick Waterhouse e Walter Hutton, hanno raccolto la sfida.

Ne vengono fuori immagini piene di dettagli, un’incursione operata per mano e matita finita proprio dentro al mondo metaforico di Dante.

Il tutto è confluito in un libro “L’inferno di Dante – Una storia naturale”, pubblicato da Mondadori. Ora, io non l’ho ancora fatto mio, hanno la precedenza due libri e degli allenamenti privati, ma ci metterò le mani presto. La speranza è che non si tratti del solito “Aho che famo?” “Famo Dante ché fa figo”, me li immagino ’sti due da loft, dopo il brunch, prima del milkshake, a Converse slacciate e con i Ray Ban in casa mentre fuori piove.

Però magari sbaglio e loro son bravi, hanno studiato, sono entrati nelle viscere di quella cosa grande che è la Comedìa, quella cosa che in una vita si legge bene e tutta se rinunci a altre cosette o hai dei bravi maestri. Magari c’è il volto alzato e gli occhi sopra al naso che cerca il mento, il coraggio ritrovato (Quali fioretti dal notturno gelo / chinati e chiusi… If, II, 127-138).

Magari ogni illustrazione è minuziosamente corredata da descrizione che da Dante parte e in Dante si muove.

Da quel che ho nasato finora, le illutrazioni conservano una certa inquietudine, un certo qual brivido, uno strisciare di metafore.

Ecco alcuni disegni.

Qui una video intervista a Hutton e Waterhouse.
(Ditemi se non vi capita di volere, a volte, che le espressioni sulle facce di certi disegnatori siano, di tanto in tanto, un pochetto più accese).

A Ekalix piace perché ogni volta che si rivive Dante c’è un pezzo di cosmo che guizza, forme di smisurata bellezza come la rugiada al mattino che vanno ilari per l’asfalto prima che le strade siano riempite di noi umani. Ogni volta che si fa rivivere Dante non solo in qualche Piazza e non solo da quel Benigni, ecco, si rivitalizza l’immaginario collettivo anteriore, sostrato di quello che abbiamo adesso. Una bella sfida. Chissà cosa ne avrebbe pensato zio Gustavo (Doré).

O Rodin, Corot, Delacroix e bla e bla.


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